Il dolore
Polizia penitenziaria al collasso
Luca Tronchetti
◗
Un cellulare in azione Il sindacato: «Il 55% in meno di guardie in 10 anni»
2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Il cellulare arriva dal penitenziario di Massa per accompagnare un detenuto in attesa di processo rinchiuso nel carcere di San Giorgio al tribunale di via Galli Tassi. Centocinquanta metri che costano alla collettività migliaia di euro perchè l'amministrazione penitenziaria deve far partire un mezzo con tre guardie carcerarie a bordo (autista, caposcorta, agente della sezione traduzioni) da un'altra provincia. Una situazione al limite del paradosso che si ripete ogni qualvolta il nucleo traduzioni del penitenziario lucchese praticamente ridotto all'osso - dai 6-7 elementi originari adesso sono rimasti in tre - non può ovviare da solo ed è costretto a chiedere supporto ai colleghi di Massa, Pisa, Firenze, Siena o Livorno. Se il caso di ieri mattina può essere ritenuto la punta dell'iceberg anche in considerazione delle festività natalizie e delle ferie da smaltire resta il cuore del problema: l'organico anacronistico della polizia penitenziaria lucchese. Dal 2000 ad oggi si registra il 55% in meno di agenti carcerari. Come sottolinea l'assistente capo e segretario del sindacato Sappe, Antonino Sodano, da anni in forza al carcere di San Giorgio: «Al di là della circostanza di ieri mattina - sostiene - le carenze di carattere generali sono gravissime. Anche nel 2010 sono andati in pensione 5-6 agenti che non sono stati sostituiti. Negli ultimi 10 anni circa 60 colleghi hanno lasciato il servizio per raggiunti limiti di età, per problemi di salute o perchè trasferiti in altri istituti di pena senza che siano stati rimpiazzati. Da noi l'eccezione diventa la normalità. Ed è logico che, in base anche alle esigenze, accada che il personale smontante sia costretto a svolgere un turno suppletivo». Il sovraffollamento e la fatiscenza della prigione lucchese sono problemi che non possono aspettare oltre: «Duecentotrenta detenuti in un carcere che potrebbe accoglierne cento in meno. E non si venga a dire che adesso i detenuti con pene inferiori all'anno di reclusione possono scontare la pena a domicilio perchè la maggior parte delle persone in galera sono extracomunitari senza fissa dimora che non possono accedere ai benefici. Per non parlare della struttura fatiscente che necessita di continua manutenzione. Ormai la polizia penitenziaria lavora quotidianamente due ore in più rispetto a quanto prevede il contratto nazionale rinunciando al riposo e gravando sulla famiglia. Il tutto per puro spirito di servizio. Ma la nostra pazienza è giunta al limite. Dal ministero rimbalzano voci di un'imminente assunzione di 5-600 unità indispensabili almeno per tamponare la situazione. Se anche stavolta le promesse del Governo dovessero essere disattese a Primavera siamo pronti a scendere in piazza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
