La manifestazione
Olio e vino, una buona annata
Angelica D'Agliano
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Oltre 150mila litri di olio e 20mila ettolitri di vino: secondo Coldiretti piogge continue e le grandinate non hanno compromesso produzione 2010 del comparto agroalimentare lucchese. Il vero problema per il settore restano l'agropirateria e il caro prezzi sui consumatori finali, con aumenti anche del 400 per cento.
Sono rassicuranti i dati della produzione di olio e vino nell'ultima annata. Secondo Francesco Ciarrocchi, direttore provinciale Coldiretti, il trend della produzione è invariato rispetto al 2009. «Le condizioni meteo con tanta pioggia nella fase di maturazione hanno reso più faticosa la stagione. Ma gli agricoltori sono riusciti a garantire, anche per il 2010, una qualità elevatissima. Sono stati raccolti circa 8mila quintali di olive, che corrispondono a 150mila litri di olio purissimo. Molto positiva l'annata del vino in quantità e qualità. La produzione si aggira, tra Doc Colline Lucchesi e Montecarlo, intorno ai 2 milioni di bottiglie; si sfiorano i i 20mila ettolitri».
Sempre secondo Ciarrocchi, l'andamento economico degli ultimi anni ha riportato l'agricoltura sotto i riflettori, anche a livello locale: i giovani coltivatori aumentano «anche per effetto dei contributi comunitari e del piano di sviluppo rurale sui nuovi insediamenti produttivi, che hanno portato i giovani a rilevare le aziende di famiglie e a reinventarsi un modello di agricoltura».
Ma allora perché l'agricoltura continua ad avere un basso potere contrattuale rispetto ad altri settori? «La sofferenza dell'agricoltura - spiega Ciarrocchi- dipende essenzialmente da due fenomeni: da una parte il furto d'identità per il quale molti prodotti agroalimentari sono spacciati come italiani anche se non lo sono; dall'altra le troppe speculazioni, i passaggi e le inefficienze lungo la filiera, che portano a una moltiplicazione dei prezzi finali anche del 400 per cento. In più c'è lo strapotere della grande distribuzione organizzata».
Secondo recenti statistiche di Coldiretti, la contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani nel mondo vale oltre 60 miliardi di euro. Il dato è preoccupante anche a livello locale, se si pensa che in provincia aderiscono a Coldiretti oltre 2mila imprese.
Poi ci sono le inefficienze lungo la filiera, che danneggiano il produttore agricolo e il consumatore finale. Come spiega Ciarrocchi «il cittadino paga molto e il produttore guadagna poco. Dall'anno scorso abbiamo messo in campo, con la fondazione Campagna Amica, il progetto filiera agricola italiana, per dare potere contrattuale agli agricoltori. La filiera corta è il progetto cardine. Puntiamo a riportare al centro della vita di tutti i giorni l'agricoltura attraverso i mercati di Campagna Amica, la vendita diretta e la filosofia del km zero. Non ci sono più intermediari e intermediazioni: per questo i prodotti, sia agricoli che artigianali, costano in proporzione il 30% in meno rispetto ai tradizionali canali commerciali. La filiera corta è un piccolo grande miracolo dell'agricoltura, tornata protagonista in un momento in cui sembrava non esistesse più».
Sono rassicuranti i dati della produzione di olio e vino nell'ultima annata. Secondo Francesco Ciarrocchi, direttore provinciale Coldiretti, il trend della produzione è invariato rispetto al 2009. «Le condizioni meteo con tanta pioggia nella fase di maturazione hanno reso più faticosa la stagione. Ma gli agricoltori sono riusciti a garantire, anche per il 2010, una qualità elevatissima. Sono stati raccolti circa 8mila quintali di olive, che corrispondono a 150mila litri di olio purissimo. Molto positiva l'annata del vino in quantità e qualità. La produzione si aggira, tra Doc Colline Lucchesi e Montecarlo, intorno ai 2 milioni di bottiglie; si sfiorano i i 20mila ettolitri».
Sempre secondo Ciarrocchi, l'andamento economico degli ultimi anni ha riportato l'agricoltura sotto i riflettori, anche a livello locale: i giovani coltivatori aumentano «anche per effetto dei contributi comunitari e del piano di sviluppo rurale sui nuovi insediamenti produttivi, che hanno portato i giovani a rilevare le aziende di famiglie e a reinventarsi un modello di agricoltura».
Ma allora perché l'agricoltura continua ad avere un basso potere contrattuale rispetto ad altri settori? «La sofferenza dell'agricoltura - spiega Ciarrocchi- dipende essenzialmente da due fenomeni: da una parte il furto d'identità per il quale molti prodotti agroalimentari sono spacciati come italiani anche se non lo sono; dall'altra le troppe speculazioni, i passaggi e le inefficienze lungo la filiera, che portano a una moltiplicazione dei prezzi finali anche del 400 per cento. In più c'è lo strapotere della grande distribuzione organizzata».
Secondo recenti statistiche di Coldiretti, la contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani nel mondo vale oltre 60 miliardi di euro. Il dato è preoccupante anche a livello locale, se si pensa che in provincia aderiscono a Coldiretti oltre 2mila imprese.
Poi ci sono le inefficienze lungo la filiera, che danneggiano il produttore agricolo e il consumatore finale. Come spiega Ciarrocchi «il cittadino paga molto e il produttore guadagna poco. Dall'anno scorso abbiamo messo in campo, con la fondazione Campagna Amica, il progetto filiera agricola italiana, per dare potere contrattuale agli agricoltori. La filiera corta è il progetto cardine. Puntiamo a riportare al centro della vita di tutti i giorni l'agricoltura attraverso i mercati di Campagna Amica, la vendita diretta e la filosofia del km zero. Non ci sono più intermediari e intermediazioni: per questo i prodotti, sia agricoli che artigianali, costano in proporzione il 30% in meno rispetto ai tradizionali canali commerciali. La filiera corta è un piccolo grande miracolo dell'agricoltura, tornata protagonista in un momento in cui sembrava non esistesse più».
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