Il Tirreno

Lucca

«Non deve essere rimosso»

Il Teatro del Carretto difende il direttore generale Angelini

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  LUCCA. Teatro del Carretto in difesa del direttore generale del Giglio, silurato per volere del presidente Aldo Casali, prima ancora che per scadenza di contratto o sfiducia del consiglio comunale. La compagnia, di fama internazionale, chiede, infatti, che il direttore non venga rimosso.  «A febbraio 1983, quasi 28 anni fa, quando presentammo alla città il nostro primo spettacolo "Biancaneve" - si legge in una nota della compagnia, che ha la residenza al Giglio - in fondo alla sala, a nostra insaputa, c'era il direttore del teatro, Luigi Angelini: a fine spettacolo lo vedemmo applaudire con forza, gli occhi lucidi per l'emozione. È stato quel primo incontro a sancire per noi il primo e sentito riconoscimento alla qualità artistica del nostro lavoro, confermata in seguito a livello nazionale e internazionale. E a mostrare che quel direttore, dietro un aspetto pragmatico e apparentemente rude, nascondeva una sensibilità che sempre dovrebbe accompagnare chi opera nel teatro o in qualunque altro campo artistico o culturale».  In quasi 30 anni - prosegue la nota - la «stima e il rispetto, per i reciproci ruoli non sono mai venuti a mancare. E il nostro percorso artistico, con produzione di spettacoli e la loro programmazione in molti dei maggiori cartelloni teatrali, è stato sempre seguito e sostenuto da Angelini nelle sue tappe più significative: quando possibile concretamente e quando impossibile, moralmente». Per questo - sottolinea la compagnia. «non possiamo che essergli grati come non possiamo non render grazie al sostegno dei professionisti e delle maestranze del Giglio, che Luigi Angelini ha voluto fortemente formare e specializzare all'interno dell'unica struttura culturale stabile della città. Cosa altro può significare questa cura se non un amore autentico per il teatro e quindi per il proprio lavoro? Questo non è un valore su cui si può sorvolare: valore che, unito ad un'indiscutibile professionalità maturata in 30 anni di attività (naturalmente non entriamo nel merito delle scelte di politica culturale, non di sua competenza), non riesce a giustificare ai nostri occhi le decisioni prese dal consiglio comunale che ne reclamano la sostituzione».

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