Sicurezza
Aumentano la produzione e il fatturato nonostante la concorrenza asiatica e dellEst Europa
Calzaturiero, segnali di ripresa
Nicola Nucci
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Un operaio al lavoro in un calzaturificio Il rovescio della medaglia è il calo dei livelli occupazionali
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LUCCA. Segnali di ripresa per il calzaturiero. Nonostante la crisi e la concorrenza asiatica e dei paesi emergenti dell'Est, il comparto ha fatto registrare un incremento di produzione (+3,5%) e fatturato (+7,3%) nell'ultimo trimestre rispetto al 2009, dopo la contrazione dell'annata precedente. Un trend positivo evidenziato dalla Provincia e dal distretto calzaturiero e del Ceseca, la cui sede nel 2011 si trasferirà nel Centro per l'Innovazione di Capannori che ospiterà i nuovi laboratori "piede-calzatura", progettazione Cad e controllo su qualità e formazione. Il rovescio della medaglia è il calo dei livelli occupazionali (1.300 addetti e posti di lavoro in meno dal 2001 al 2008), in attesa delle più recenti rilevazioni dell'Inps. Un sistema che deve tenere conto di cambiamenti significativi quali il mutamento dei consumi dei prodotti moda rispetto ad altre categorie merceleogiche e la diversificazione di un mercato sempre più "nomade" e digitalizzato, che ricerca non solo prodotti, ma anche beni-servizio. Qualità, innovazione e riposizionamento sui mercati sono le parole chiave del futuro per il polo calzaturiero. «Un comparto economico magari meno grande del cartario e della cantieristica, ma che è riuscito a consolidarsi e riconquistare fette di mercato, soprattutto aumentando l'export - commenta l'assessore provinciale allo sviluppo economico Francesco Bambini -. Il distretto lucchese, che ha un fatturato di 151 milioni di euro, ha avuto un generale +14%, l'unico con un trend positivo nazionale e un segno più, insieme a quello dei divani di Fusignano. L'analisi congiuntuale dell'industria manifatturiera relativa al secondo trimestre 2010, realizzata da Camera di Commercio e Assoindustriali, evidenzia un +5,3% della produzione e +10% del fatturato totale, mentre il distretto calzaturiero ha visto incrementare produzione e volume del fatturato. Sul fronte occupazionale purtroppo il settore fatica a riprendersi, c'è una fase di stallo, ma è riuscito a tenere e consolidarsi per fronteggiare la crisi con una politica coraggiosa di alcune imprese che hanno investito in qualità e innovazione, indirizzandosi verso prodotti di fascia medio-alta e ribadendo la prerogativa verso l'export, visto che oltre il 70% delle calzature sono esportate. Con questi presupposti auspichiamo che le aziende del polo calzaturiero, che danno lavorano a 2 mila persone, tornini ad assumere, soprattutto figure qualificate». «Il settore ha passato a anni critici - afferma Giovanni Cordoni, presidente del distretto calzaturiero e da oltre 30 anni di Ceseca Innovazione - a causa di profonde trasformazioni. Un duro colpo è stato dato dalla concorrenza di India, Cina e Vietnam. Ma ora c'è la ripresa. Il prodotto italiano è imbattibile e Ceseca testa la qualità delle maggiori griffe italiane. I modelli di business sono quello della subfornitura e dell'indotto, dello sviluppo produttivo e quello che presiede le fasi della filiera produttiva, branding, marketing e distribuzione. I clienti sono sia le griffe del settore moda sia la distribuzione tradizionale. E poi ci sono calzaturifici lucchesi che hanno intrapreso una propria politica di distribuzione che merita attenzione».
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