Attenzione
«Alle 20,40 telefonate registrate a chi non ha risposto prima»
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«Le telefonate sono arrivate tutte in tempo utile». Quando la protezione civile è stata allertata. Intorno alle 14,30 di venerdì 20mila chiamate sono state inviate a circa 20mila famiglie residenti nel comune, per avvertire di non mettersi in auto, in modo da evitare di restare imbottigliati e per non intralciare eventuali interventi di protezione civile.
Chi ha ricevuto la telefonata la sera, dunque, è solo perché non è stato in grado di rispondere prima al telefono. «Premettendo che il sistema può sempre essere rivisto e tarato - esordisce Giovanni Marchi, dirigente della protezione civile comunale - le telefonate sono partite quando siamo stati allertati per il caos che si era creato nelle strade. Il sistema prevede che vengano inviate 20mila chiamate ad altrettante famiglie più o meno contemporaneamente. Se una persona, però, non rispone, il sistema continua a richiamare a intervalli regolari di 20 minuti, fino a quando qualcuno non alza il ricevitote». Di conseguenza - precisa l'architetto Marchi - «chi ha ricevuto la chiamata registratata della protezione civile alle 20,40 è solo perché fino ad allora non era in casa. Ed è stato rintracciato dal sistema automatico dopo vari tentativi. Capisco, comunque, che sentirsi telefonare a quell'ora, dopo che i disagi erano esplosi ovunque, possa aver dato l'impressione di una cattiva organizzazione.
Ma non è così. Tuttavia, questa esperienza può suggerirci di rivedere il sistema: in effetti, le persone possono essere avvisate per un paio di ore, ma se poi non rispondono diventa inutile chiamarle a distanza di troppo tempo dall'insorgere del problema. Del resto anche per noi era il primo esperimento e ovviamente ci aspettavamo che qualche cosa andasse rivisto». Tuttavia - conclude Marchi - deve «essere chiaro che il messaggio inviato non era di allarme, ma solo di avviso di non mettersi in auto per non aggravare le già difficili condizioni di viabilità».
Chi ha ricevuto la telefonata la sera, dunque, è solo perché non è stato in grado di rispondere prima al telefono. «Premettendo che il sistema può sempre essere rivisto e tarato - esordisce Giovanni Marchi, dirigente della protezione civile comunale - le telefonate sono partite quando siamo stati allertati per il caos che si era creato nelle strade. Il sistema prevede che vengano inviate 20mila chiamate ad altrettante famiglie più o meno contemporaneamente. Se una persona, però, non rispone, il sistema continua a richiamare a intervalli regolari di 20 minuti, fino a quando qualcuno non alza il ricevitote». Di conseguenza - precisa l'architetto Marchi - «chi ha ricevuto la chiamata registratata della protezione civile alle 20,40 è solo perché fino ad allora non era in casa. Ed è stato rintracciato dal sistema automatico dopo vari tentativi. Capisco, comunque, che sentirsi telefonare a quell'ora, dopo che i disagi erano esplosi ovunque, possa aver dato l'impressione di una cattiva organizzazione.
Ma non è così. Tuttavia, questa esperienza può suggerirci di rivedere il sistema: in effetti, le persone possono essere avvisate per un paio di ore, ma se poi non rispondono diventa inutile chiamarle a distanza di troppo tempo dall'insorgere del problema. Del resto anche per noi era il primo esperimento e ovviamente ci aspettavamo che qualche cosa andasse rivisto». Tuttavia - conclude Marchi - deve «essere chiaro che il messaggio inviato non era di allarme, ma solo di avviso di non mettersi in auto per non aggravare le già difficili condizioni di viabilità».
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