Sicurezza
A TUTELA DELLA QUALITÀ
Partita un'azione contro le sofisticazioni
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LUCCA. C'è anche un'azione a tutela dell'extravergine americano, contrapposto a oli provenienti dall'Italia e dall'Europa che sono sospettati di non rispettare il rigido disciplinare per poterli chiamare "extravergine". Alcuni tra i più importanti chef e ristoratori della California hanno deciso di agire contro i 10 più grossi importatori di olio. La decisione è stata presa dopo che l'università di Davis (California), una tra le più importanti al mondo per quanto riguarda gli studi sull'agricoltura, ha fatto una apposita ricerca al termine della quale ritiene di aver appurato che il 69% dei campioni di olio assaggiati non rispondevano ai requisiti per essere definiti extravergine. La denuncia è stata ripresa dalla trasmissione televisiva "Top Chef" condotta da David Martin della Bravo Network. Nel mirino 10 della maggiori etichette di olio in arrivo negli Usa con marchi internazionali e locali. Il caso fa discutere, visto che gli Stati Uniti sono uno dei maggiori mercati mondiali: importano 75 milioni di galloni di olio all'anno (corrispondenti a circa 300 milioni di litri) prevalentemente da Italia, Spagna e Grecia. La produzione di olio extra vergine di oliva negli Stati Uniti al momento è di 1,2 milioni di gallon (circa 4 milioni e mezzo di litri) quasi tutto prodotto in California. Le analisi dell'università di Davis hanno appurato che solo il 10% del prodotto nazionale non corrisponde ai requisiti standard. I ricercatori americani sono precisi nel verificare se il presunto extavergine si avvalga di solventi, abbia la giusta acidità e rispetti gli standard di qualità.
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