La manifestazione
Torna alla luce una Domus romana
Rossella Lucchesi
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I resti venuti alla luce nella cantina (Vip) Eccezionale scoperta durante i lavori di ristrutturazione di una cantina in via Battisti
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LUCCA. Torna alla luce una Domus romana risalente alla fine del II secolo a.C. Il ritrovamento è avvenuto nel corso dei lavori di ristrutturazione di una cantina in via Battisti, nel centro storico, di proprietà di Giuseppe Bulleri. Cospicui resti di quello che fu un palazzo gentilizio della Lucca alla sua prima fase di urbanizzazione, determinanti sul piano della ricostruzione storica. Nello specifico sono stati indagati due ambienti delimitati da muri perimetrali tuttora ben evidenti, costruiti con lastre di pietra calcarea bianca sbozzate e trattate a liste come in uso all'epoca. All'esterno i resti di un portico aperto su un colonnato pavimentato a ciottoli degradante verso la strada pubblica (oggi via San Giorgio) uno dei principali decumani della città. E evidenti dettagli della canalizzazione idrica in muratura per lo smaltimento delle acque piovane. «Siamo in presenza di un ritrovamento straordinario, per la prima volta in un contesto privato - afferma Giulio Ciampoltrini della Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Toscana che ha seguito il corso dei lavori, effettuati tra la primavera e l'estate scorsa. L'eccezionale ritrovamento ci ha consentito di risolvere in maniera tangibile alcuni enigmi storici della nostra città. Oltre a fornire dettagli precisi sull'edificio antico, dal quale abbiamo raccolto quantità enormi di intonaci dipinti di rosso pompeiano, gli scavi sono la chiara testimonianza dell'assetto urbano risalente all'epoca di San Frediano. Una risposta concreta che attendevamo da tempo, confermata anche dai numerosi cimeli rinvenuti durante i lavori». Dai frammenti di vasellame ai resti di un altare privato datato II secoli a.C. fino al cumulo di laterizi concentrati sopra un piano di malta. E addirittura una fibula eccezionalmente ancora funzionante oltre ad una moneta praticamente intatta raffigurante Augusto da un lato e dall'altro un'ara infiammata realizzata tra l'anno 14 e 20 d.C. quindi successiva alla morte dell'imperatore. Di straordinaria preziosità il fregio che decorava l'atrio del palazzo lucchese che Ciampoltrini, parafrasando lo stile di Pompei, vuole chiamare Domus del Fanciullo sul Delfino, dove l'animale acquatico era sinonimo di buon augurio. Che insieme agli altri ritrovamenti si trovano attualmente nel museo di Villa Guinigi in attesa di una collocazione finale. I lavori iniziati con il dottor Giannoni sono stati completati dalla dottoressa Elisabetta Abela che definisce l'area dei ritrovamenti"lo scrigno dei tesori" per la copiosa presenza di testimonianze di valore inestimabile. Oggetti spesso protetti da un ampio contenitore utilizzati durante riti di culto propiziatorio dell'ambito domestico compiuti al termine della ristrutturazione dell'abitazione in età augustea, in concomitanza con l'arrivo di un nuovo nucleo familiare, quello che oggi si definisce un trasloco. Trattandosi di un ritrovamento straordinario è stato deciso di coprire la struttura con una pavimentazione in vetro lasciando tutto a vista, seguendo il progetto dell'architetto Simona Velardi che ha diretto i lavori. Al più presto l'area archeologica sarà quindi aperta al pubblico che potrà ammirare un'ulteriore testimonianza del patrimonio storico di Lucca.
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