La manifestazione
Partecipate sotto controllo
Alessandro Petrini
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Un sopralluogo al Polo Fiere di Sorbano Serve l'atto deliberativo del consiglio sulle decisioni di rilievo
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LUCCA. Passa all'unanimità l'ordine del giorno che, se sarà rispettato, potrebbe portare a una rivoluzione copernicana dei rapporti tra l'amministrazione comunale, Lucca Holding e le sue società partecipate. Come Lucca Polo Fiere, ma non solo. Secondo il testo firmato da tutti i capigruppo e votato da tutti i consiglieri, d'ora in poi qualsiasi decisione di rilievo di competenza delle assemblee delle società partecipate - dalle variazioni del capitale sociale alla costituzione di nuove società, fino a fusioni, incorporazioni e atti di straordinaria amministrazione - dovranno prima passare dal consiglio comunale che dovrà votare con apposito atto deliberativo specifico e discutere tempestivamente le strategie sulle quali si deve fondare l'azione delle varie società. E proprio l'aspetto della tempestività è quello sul quale il sindaco ha insistito maggiormente precisando che, una volta che la proposta viene portata a conoscenza della commissione, questa ha un mese a disposizione per esprimere il proprio parere. Se questo non dovesse accadere, il primo cittadino sarebbe autorizzato ad agire per non creare danni economici alla società interessata. Un modo per evitare che in futuro si possa arrivare a un progetto di fusione, come quello in corso tra Lucca Polo Fiere & Tecnologia con Lucca Fiere & Congressi, senza portare la discussione all'attenzione di Palazzo Santini. E proprio da lì era partito l'ordine del giorno dell'opposizione in cui si chiedeva al sindaco di revocare i consigli di amministrazione delle due società «per il venire meno dei rapporti fiduciari con l'ente che rappresentano». Ma il sindaco Mauro Favilla ha ricordato che il consiglio comunale il 29 aprile 2010, nell'ambito della discussione sul bilancio, aveva dato mandato per la riunificazione delle due società del polo fieristico e avevano adempito alle direttive, ottenendo prima la condivisione della compagine sociale e successivamente, l'8 luglio, informando la commissione partecipate. «Ma è stata la commissione stessa a non formulare alcun parere, né quel giorno, né per oltre un mese e mezzo - prosegue il sindaco - quindi, procedendo nel normale iter, le aziende sono pervenute alle dovute deliberazioni necessarie per l'unificazione. Dietro mia richiesta di ritardare l'atto notarile, hanno rinviato al 7 settembre la stipula dell'atto. E il 6 settembre, mentre doveva formulare il proprio parere sulla modalità della unificazione, la commissione è andata oltre il mandato ricevuto dal consiglio comunale e ha preteso esprimere un parere contrario a quanto deciso dal consiglio. Naturalmente, tale parere è del tutto invalido in quanto le commissioni non hanno mai alcuna competenza a modificare i deliberati consiliari».
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