Sicurezza
Un vescovo in mezzo alla gente
Rossella Lucchesi
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Larcivescovo mons. Giuliano Agresti Al lavoro dalle 6, ma quando può fa footing sulle Mura
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LUCCA. Efficiente e dinamico in ogni occasione. Attento e disponibile con tutti, sempre pronto ad ascoltare e aiutare il prossimo. Ma anche uno spirito giovane e sportivo da fare invidia a tanti. Sono altre caratteristiche, finora poco conosciute, dell'arcivescovo Italo Castellani. Ha colpito la sua passione per la vita sana all'aria aperta, di cui il nostro giornale ha già parlato e che ha piacevolmente sorpreso molti cittadini che ora sentono l'arcivescovo ancora più vicino e simile a loro. Non accade spesso di vedere un alto prelato in versione sportiva, mentre cammina a passo svelto sulle Mura mescolato alla gente. Il motivo principale è la salute, ma per mons. Castellani il footing è anche un'occasione per riflettere e parlare con se stessi. «Ho sempre amato la vita all'aria aperta - dice - e da giovane ho praticato molto sport. Con gli anni ho dovuto abbandonare per i tanti impegni, rimandendo comunque fedele a queste passeggiate salutari che purtroppo posso effettuare solo nei ritagli di tempo. Le Mura di Lucca sono la palestra ideale per tutti». Tifoso della Fiorentina, l'arcivescovo, preso dagli impegni per la diocesi, ammette a malincuore di seguire poco lo sport, visto che la sua giornata inizia alle sei e non si conclude mai prima della mezzanotte. Mons. Castellani preferisce però parlare di quella che definisce la sua "vera immagine" di servo di Dio, lasciando solo un piccolo spazio alla parte ludica che, a suo dire, non merita grande attenzione. «La vera sostanza di un uomo di chiesa è un'altra» afferma illustrando il programma settimanale che in questo momento è dedicato alle visite pastorali che vanno dal lunedì alla domenica, ininterrottamente, salvo alcuni momenti di relax personale. Come la cena, molto frugale e consumata a "lume di candela" insieme a un sacerdote ogni giorno diverso. «Un dialogo costruttivo come da padre a figlio, finalizzato all'approfondimento delle nostre coscienze - sottolinea - in un'atmosfera che concilia la conversazione e consente di fare programmi». Il percorso pastorale di questa settimana inizia con la visita a case di riposo per anziani e malati terminali, ovvero quelli che si definiscono "gli ultimi" ai quali ognuno dovrebbe stare più vicino. Ci sono poi i momenti di ascolto, dedicati soprattutto a casi familiari più o meno drammatici. Quindi gli incontri con i bambini e il mondo del volontariato, i catechisti e gli animatori di carità. «Il Signore ci ha fatto tre doni: intelligenza, corpo e cuore. Tre doni - conclude l'arcivescovo - che, se lasciati andare, possono diventare tre cavalli impazziti. Invece, se ben amalgamati, possono proseguire in armonia sul cammino della vita e affrontare ogni ostacolo con serenità».
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