Il Tirreno

Lucca

Preso dai carabinieri a Ponte a Serraglio, si era nascosto nei boschi vicino a casa

Arrestato prima che potesse fuggire l'assassino della mamma cubana

Duccio Casini
La conferenza stampa dopo l’arresto e un’immagine del luogo del delitto
◗
La conferenza stampa dopo l’arresto e un’immagine del luogo del delitto

4 MINUTI DI LETTURA





 LUCCA. Voleva fuggire e stava per entrare nella sua casa di Ponte a Serraglio per fare in fretta e furia la valigia, mettersi vestiti puliti e prendere un po' di soldi. Si era anche rasato per avere un aspetto più presentabile dopo tre notti trascorse all'addiaccio. Intendeva mettersi in viaggio destando le minori attenzioni possibili. Ma i carabinieri, che non avevano mai mollato la presa, erano lì ad attenderlo. Hanno aspettato il momento giusto per entrare in azione. Hanno usato prudenza per non correre il rischio di un inutile spargimento di sangue. Considerando che poteva essere ancora armato, i militari lo hanno seguito finché sono stati certi di poterlo catturare senza che né lui, né i militari corressero rischi.  Alle 15,30 gli sono saltati addosso. Non c'è stato nulla da fare per Leonard Grisfha, 24 anni, il muratore albanese che per motivi appassionali martedì a Bagni di Lucca aveva ucciso con 7 colpi di pistola Kaliannys Cala Perez, 27 anni. La giovane mamma cubana di cui si era invaghito e che voleva diventasse la sua compagna dopo avere avuto con lei un fugace relazione, non avev avuto neppure il tempo di capire cosa stava accadendo.  I carabinieri lo hanno stretto in una morsa dalla quale era impossibile divincolarsi.  Grisfha, un tipo freddo, abituato a tutto, pericoloso, è stato interrogato dal sostituto procuratore Salvatore Giannino. Il muratore ha ammesso di aver ucciso la donna («mi dispiace d'averla ammazzata» ha detto ai carabinieri) e, assistito dall'avvocato d'ufficio Luca Cantini, ha iniziato subito a collaborare. Quando è stato preso era disarmato e ha raccontato dove aveva gettato la pistola: nelle acque del torrente Lima, in un posto molto vicino al luogo dell'omicidio. Stamani i sub dei carabinieri e le unità cinofile scandaglieranno la zona alla ricerca dell'arma.  L'arresto  I vertici dei carabinieri hanno illustrato le modalità dell'indagine, iniziata martedì dopo che l'albanese aveva sparato i sette colpi alla donna cubana. Come ha spiegato il colonnello Stefano Ortolani, intorno al muratore era stata fatta subito terra bruciata grazie al dispositivo anti-rapina che prevede posti di controllo lungo le strade principali della Valle del Serchio, il pattugliamento del territorio con l'elicottero, battute anche nelle zone più impervie, l'aiuto delle unità cinofile. Insomma, per l'assassino era davvero difficile trovare un varco e allontanarsi. Le sue foto segnaletiche erano state diffuse da giornali e tv. Le forze dell'ordine in servizio alle frontiere, nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti sapevano di dover cercare un uomo senza scrupoli. I carabinieri ritengono allora che l'albanese sia rimasto in zona, forse avvalendosi di un appoggio. E indagini mirano a scoprire eventuali complici dell'albanese, che ieri aveva indosso gli stessi abiti di martedì mattina, quando aveva sparato i sette colpi.  Ex mercenario Grisfha è un tipo tosto. È stato soldato mercenario e dopo un periodo di addestramento in Germania ha combattuto in Afghanistan. Pur avendo solo 24 anni, ha esperienza da vendere. E sa come fare a resistere alle intemperie senza un tetto sulla testa. Sa come nutrirsi quando il cibo scarseggia. Ma anche lui è un uomo e dopo la breve (ma difficile) latitanza ha deciso di provare a mettersi in salvo. Gli è andata male.  L'arresto  La caccia all'uomo non ha mai avuto interruzioni. Un centinaio di militi sono stati im pegnati nelle ricerche e la casa di Ponte a Serraglio è stata tenuta sotto osservazione 24 ore al giorno. Ieri la svolta. Grisfha cautamente si è avvicinato a casa e non ha avvertito il pericolo. Ma quando ha pensato di essere al sicuro è stato immobilizzato e accompagnato nella caserma di Cortile degli Svizzeri, dove si trova il comando provinciale dell'Arma.  L'interrogatorio.  Il muratore ha cominciato subito a parlare. Ha ammesso di aver ucciso per un movente passionale la giovane cubana, ha indicato dove - poco dopo aver sparato - si era liberato della pistola che una volta ritrovata sarà oggetto di perizie balistiche. Gli inquirenti mercoledì avevano recuperato il telefono cellulare dell'albanese, che era nei pressi del luogo del delitto.  «Ero ottimista, sapevo che lo avremmo preso», ha detto il colonello Ortolani che ha fatto i complimenti ai suoi uomini. Alle operazioni hanno lavorato i carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo, guidati dal capitano Sebastiano Pennisi; quelli della Compagnia di Castelnuovo, coordinati dal capitano Donato Manca insieme al comandante del reparto operativo luogotenente Carlo Angelone; i militari della stazione di Bagni di Lucca; le unità cinofile di San Rossore; il reparto operativo comandato dal colonnello Sergio Zaccariello.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini