La manifestazione
Davanti alla facciata dellantico edificio di Marlia lerba è alta e la siepe è cresciuta a dismisura
Chiesa in stato di abbandono
Maurizio Rossi
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Lantica chiesetta di S. Martino in Ducentola nel paese di Marlia La denuncia di un paesano: «Nessuno si occupa della manutenzione»
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MARLIA. Marco Bertolucci, un volontario della Misericordia di Marlia costretto da alcuni anni su una sedia a rotelle a seguito di un incidente stradale, denuncia il grave stato di abbandono in cui si trova l'esterno della chiesina di S. Martino in Ducentola, che si trova nella strada che unisce via Paolinelli alla parallela via del Fanuccio. «Per circa 40 anni - afferma Marco - ho sempre posto l'attenzione alla pulizia interna ed esterna della chiesina, poi ho avuto un grave infortunio e sono più di quattro anni che mi trovo su una sedia a rotelle. Abito di fronte a S. Martino in Ducentola e questo servizio di volontariato mi è stato tramandato da mio padre e ora soffro a vedere quanto sta accadendo. Volevo innanzitutto informare che in questo periodo il luogo di culto marliese non è stato abbandonato in quanto due miei amici (Emilio e Adolfo) se ne sono presi cura. «Purtroppo anche loro, a causa di problemi di salute, non hanno potuto continuare l'opera di volontariato. Ciò che mi rammarica di più è che nessuno, da qualche mese a questa parte, si è presentato a sostituire il lavoro di entrambi». La chiesa di S. Martino in Ducentola è un edifico sacro risalente all'anno 800 d.c. ed è sul tracciato della via Francigena, quindi meta turistica che necessita di decoro e sistemazione. «L'erba è ormai alta e la siepe è cresciuta fuori sagomatura - continua Bertolucci - e io continuo a chiedermi chi verrà a tagliare l'erba e chi poterà la siepe. Poi vorrei porre l'accento su un discorso di rispetto, non solo per me, ma anche principalmente per un nostro caro amico, Mario Mariani, che ci ha lasciato da un po' di tempo. Assieme a me ha contribuito ad allestire presepi nella chiesina, a fare le famose mondinate medievali di S. Martino arricchite con i suoi bellissimi quadri e la sua oserei dire magnifica croce in ferro. Un'opera di cui andava tanto orgoglioso: era dentro la chiesa. E ora dov'è finita? È fuori, nel prato e questo per me non è giusto. Mi sfogo questo perché voglio troppo bene a questa parte caratteristica del nostro paese».
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