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Lomicidio di Bagni. Sorpresi i compagni del cantiere in cui lassassino era impegnato
Si erano entrambi licenziati dal lavoro nella decisione il movente del delitto
Domenico Tani
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BAGNI DI LUCCA. La gente di Bagni di Lucca è ancora incredula e spaventata dal feroce delitto avvenuto in pieno giorno nel cuore della cittadina. In molti si interrogano per cercare di capire quale movente abbia armato la mano omicida del giovane albanese, fino a ieri conosciuto nella zona come una persona tranquilla e gran lavoratore. «Un fatto di sangue così tremendo nel centro di Bagni - dice il fotografo Bruno Pastrengo, che ha il suo negozio in via Umberto I - non si ricorda a memoria d'uomo. Forse bisogna risalire agli anni dell'ultima guerra». Nei giardini di fronte al luogo dell'omicidio ci sono diverse persone che commentano l'accaduto. Si interrogano per cercare di capire quale possa essere stata la molla che ha fatto scattare il momento di follia. «Ormai anche Bagni di Lucca - dicono alcune persone che stanno osservando il lavoro degli inquirenti - non è più quella di un tempo. C'è stata una invasione di stranieri di tutte le razze richiamati dal lavoro, ma con la crisi dell'economia le cose stanno cambiando. Fino ad oggi grandi problemi però non c'erano mai stati». Parlano anche altri testimoni. «Mi trovavo in negozio con mio padre - dice Simone Balleri, che si occupa di impianti elettrici nell'esercizio situato dietro gli ambulatori medici di fronte ai quali è accaduto l'omicidio - quando ho sentito una serie di colpi. Abbiamo pensato che si trattasse dello scoppio di alcuni petardi, ma poco dopo abbiamo udito le sirene dei mezzi di soccorso e sono andato a vedere. La donna era già stata caricata sull'ambulanza, mentre i carabinieri tenevano lontane le persone». Stando alle ricostruzioni che fanno in paese, i due giovani stranieri si sarebbero conosciuti sul luogo di lavoro. Lei dal 2006 faceva la cuoca all'hotel Corona, ma abitava in via Umberto I con la figlia e una cugina. Il giovane lavorava come muratore per la ditta Gazhir Ulqini, che sta facendo i lavori di restauro all'albergo Corona. Abitava a Fornoli ed ha una zia che vive a Gallicano. Il fatto su cui indagano gli investigatori e che fa più discutere è che tutti e due si erano licenziati dai rispettivi lavori in questi giorni. «La donna - dice uno dei titolari dell'albergo - ci ha consegnato una lettera di dimissioni da poco». L'assassino invece si era licenziato l'altro ieri. «Ha detto al datore di lavoro - raccontano alcuni colleghi muratori - che doveva rientrare in Albania perché i genitori non stavano bene e che non sapeva se sarebbe tornato. Il delitto ci ha sconvolto e sorpreso molto, anche perchè è sempre stato un ragazzo con la testa sulle spalle e un grande lavoratore». Poche ore dopo l'omicidio, la vita della cittadina era però ripresa a scorrere normale, come niente fosse accaduto. Nei bar della zona la gente non ha rinunciato alla quotidiana partitella a carte, con i soliti sfottò e discussioni sul calcio. L'omicidio sembrava un fatto accaduto lontano.
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