CENTRO STORICO DA RILANCIARE
NELL'INCENTIVO AL RECUPERO LA RICETTA CONTRO L'ABBANDONO
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Centro storico ore 20,30: città deserta e buia, quasi introvabile un bar aperto. Le persone in giro si contano sulle dita di una mano. Quando il flusso turistico (con l'eccezione dei week del Desco e di Digital Photo) finisce, da novembre ad aprile, Lucca è una città morta. L'esatto contrario di quel centro storico nel quale, stando al programma del sindaco e della sua maggioranza, si volevano riportare residenza, attività, funzioni, vita. I negozi sopravvivono grazie al turismo, ma certo non possono fare affidamento sui poco più di 9mila residenti rimasti (per due terzi sopra i 65 anni) rispetto ai 27mila del censimento del 1951. Settantacinquemila lucchesi stanno fuori delle Mura e fanno acquisti nei tanti centri commerciali sorti nei quartieri satellite. Cresciuti a dismisura, nonostante le richieste avanzate dall'Ascom fin dal 2.000 perché venisse fermata questa tendenza con apposite norme urbanistiche. I commercianti di via Fillungo e dintorni si lamentano dei varchi telematici e dicono che da quando è partita la sperimentazione non vedono più un cliente: l'impressione è che i nuovi controlli possano essere tutto al più una concausa. Certo è che prima di partire con ulteriori restrizioni a tutela della Ztl, giusta, sarebbe stato opportuno prevedere alternative per la sosta di residenti e non, soprattutto nelle aree della zona sud-ovest dove si cancellano strisce blu per le ristrutturazioni previste dal Piuss: per trent'anni si è detto che l'area della Manifattura doveva diventare uno dei due poli di accesso e sosta dentro le Mura (insieme alla caserma Mazzini); improvvisamente si è cambiato idea, senza avere peraltro individuato le alternative. Non c'è da sorprendersi, visto che non si pensa nemmeno ai ragazzi che non vengono più in motorino per evitare multe, dato che gli stalli a loro disposizione sono assolutamente insufficienti. I parcheggi sotterranei che ormai hanno tutte le città, anche storiche, servirebbero come il pane, ma a Lucca non si vogliono fare. Né si vede una iniziativa per riportare funzioni e attività, per recuperare residenti e, di conseguenza, clientela stabile per i negozi. In città non c'è più nemmeno la farmacia comunale aperta la notte e si vagheggia di continuare a portare fuori altri uffici e scuole. L'unica speranza è il progetto per il Carmine, anche quello atteso da oltre trent'anni, che dovrebbe diventare il cuore pulsante del centro storico: se ne dovrebbe parlare tra pochi giorni in consiglio comunale. Forza. A portata di mano, se davvero si riuscirà a vedere la variante urbanistica, c'è una proposta di fondamentale importanza lanciata dal presidente dei costruttori, Stefano Varia: il riuso. Invece di prevedere nuove colate di cemento con ulteriore spreco di territorio e la nascita di nuovi quartieri satellite, devastanti per il commercio tradizionale, secondo Varia ci potrebbe essere lavoro per 30 anni nell'edilizia puntando su regole che incentivino il recupero, facendone l'assoluta priorità. Una scelta logica, utile e possibile, ma che va in una direzione diametralmente opposta a quella pretesa dai grandi gruppi immobiliari. Il sindaco e la giunta sono a un bivio: possono operare scelte nell'interesse della città, chieste anche dal mondo dell'edilizia, oppure concedere altro terreno da cementificare. Anche se, come dicono gli operatori del mercato immobiliare, l'invenduto aumenta giorno dopo giorno.
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