Il Tirreno

Lucca

La riorganizzazione del reparto all’ospedale sta incontrando critiche e resistenze

La radiologia nell'occhio del ciclone Il primario: «Prestazioni più efficaci»

Paola Taddeucci
Una prestazione radiologica all’ospedale
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Una prestazione radiologica all’ospedale

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LUCCA. «È un progetto in corso d'opera, che sta incontrando molte resistenze, ma che porterà a migliorare la qualità dell'assistenza». E' quanto sostiene Angelo Marrone, primario di radiologia all'ospedale Campo di Marte, cui i sindacati imputano di aver ridotto il reparto a una palla al piede per l'azienda sanitaria.  Parlano di lunghe attese per esami e referti, utenti esterni penalizzati rispetto agli interni, un clima interno pessimo perché - sostengono - i medici non hanno più autonomia e il lavoro è stato troppo accentrato. Quello dei sindacati è solo l'ultimo attacco alla sua gestione, iniziata due anni fa e già criticata anche dall'ex primario dell'unità operativa.

Marrone, però, va avanti nel suo progetto, che la direzione sanitaria ha sposato in pieno: rendere moderna la radiologia lucchese, prima di tutto con una totale informatizzazione, poi con un nuovo sistema di valutazione delle richieste diagnostiche in base alla loro appropriatezza e alla priorità, anche per evitare tanti esami inutili.  «Si tratta di un processo molto complesso di riorganizzazione - sottolinea il primario - e sapevo che poteva incontrare molte resistenze da chi non ama le novità. Ma io guardo avanti, ora non posso stare attento ai numeri. Mi interessa la qualità e l'efficacia del servizio. E sono convinto che questo tipo di radiologia darà risposte più adeguate alle problematiche cliniche e in tempi più rapidi di oggi».  Marrone non nasconde che ci siano sbavature e difficoltà, alle quali, insieme alla direzione sanitaria, sta cercando di porre rimedio. «Siamo in mezzo al guado - prosegue - e ora dobbiamo cogliere i frutti di quello che abbiamo seminato». 

La semina, intanto, è stata aver tolto carte e pellicole dal reparto. I referti digitali oggi sono in rete e non più alle pareti sotto forma di lastre e pellicole. Ma non si tratta di un vantaggio puramente visivo.  «La gestione di immagini digitali - sostiene Marrone - offre infinite possibilità, compresa quella della consultazione a distanza. Il radiologo non si sposta più, dal monitor può guardare cosa succede al pronto soccorso oppure negli ambulatori. Al posto di una radiologia datata e anziana, come quella che ho trovato quando sono arrivato due anni fa, oggi siamo il primo ospedale d'Area vasta ad avere completato l'informatizzazione, raggiungendo un livello di assoluta eccellenza». 

Ai vantaggi della tecnologia moderna, poi, è stato affiancato un nuovo sistema di valutazione delle richieste diagnostiche in base alla priorità e all'appropriatezza.  Che significa, in parole più semplici, dare precedenza alle indagini di maggior impellenza, distinguendo tra primo accesso e controlli routinari che possono essere posticipati. E significa, poi, evitare esami inutili.  «Non serve a niente - spiega Marrone - fare l'ecografia all'addome in caso di sospetto calcolo renale. Non si vede niente, mentre è la tac spirale a bassa dose che lo evidenzia subito. Ugualmente la radiografia al torace a un tabagista è inutile per riconoscere piccole malformazioni tumorali: anche in questo caso bisogna fare una tac spirale». Casi che esemplificano la necessità, a suo giudizio, di un approccio diverso alla diagnostica per immagini che porti a eseguire soltanto esami utili, evitando perdite di tempo nella migliore delle ipotesi oppure veri e propri errori.  «Se dovrò essere ricordato - conclude il primario - lo voglio non per quanti esami avrò garantito, ma per l'efficacia».

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