Italia
Dilaga lo sciopero del panino
Nadia Davinni
◗
Lo sciopero del panino alla scuola di S. VitoAdesioni quasi totali in molte scuole del Comune
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. È certo: i genitori alle nuove tariffe per la mensa non ci stanno. E protestano, in modo organizzato, chiaro ed efficace, portando il panino a scuola al posto del buono pasto. È iniziata ieri la protesta del "panino days", una due giorni dedicata alla mobilitazione contro il rincaro dei buoni pasto, stabilito dalla giunta comunale. Molte scuole materne ed elementari hanno aderito già ieri, altre parteciperanno nella giornata di oggi, con numeri che segnano nettamente lo stato di dissenso presente nelle famiglie lucchesi. Alla Don Milani su 190 bambini, 140 hanno mangiato un panino in segno di protesta; alla materna di San Vito su 80, un solo bambino ha presentato il buono pasto. Gli altri 79 in classe col panino.
Numeri alti anche alla primaria di San Vito: 200 bambini, 6 buoni pasto, 194 in protesta; idem a Ponte a Moriano, dove alle elementari su circa 125 alunni, in 104 non hanno presentato il buono pasto e alla materna su 130 bambini, solo in 63 sono andati a mensa. Infine Saltocchio: 105 alunni, 96 hanno mangiato il panino invece che andare a mensa. E la protesta non si ferma, continuerà per tutta la giornata di oggi a San Vito, alla Don Milani di Sant'Anna, alla materna di San Cassiano e alla primaria di Tempagnano, a San Marco, San Pietro a Vico, S. Maria a Colle, Santa Maria del Giudice e probabilmente in altre scuole ancora. «I dati sono straordinari e ci danno ragione - spiega il comitato buoni pasto - l'adesione c'è. E dove c'è stata un'informazione organizzata, con volantini e telefonate, la partecipazione è stata ancora più alta. Queste tariffe penalizzano le famiglie e i genitori si mobilitano e protestano. Tra l'altro c'è da far notare un altro aspetto molto importante: tra coloro che hanno mandato il proprio figlio a scuola col panino, ci sono anche famiglie esenti dal pagamento del buono pasto. Questo perchè c'è solidarietà e c'è una protesta che va al di là del costo del buono pasto: non è solo una questione di soldi, ma di rapporto qualità-prezzo.
E il servizio offerto, nonostante il nuovo centro unico di cottura, non è dei migliori». Già, a far salire la tensione non c'è soltanto l'aumento del costo da 3,10 a 4,10 euro per pasto. Secondo molti bambini, riferiscono i genitori, la qualità del cibo è peggiorata: parlano di pietanze fredde, pasta scotta, menù ripetitivi. Una situazione singolare, dal momento che il nuovo e modernissimo centro unico di cottura è nato proprio per assicurare un miglior servizio sotto ogni punto di vista. Per i genitori che protestano qualcosa non torna: ritengono che la distanza del centro cottura da molte scuole contribuisca a far arrivare i cibi quasi freddi e scotti. Il comitato sta comunque organizzando una sorta di commissione che chiederà di poter seguire la preparazione e la consegna dei pasti per capire quali sono i veri problemi.
Numeri alti anche alla primaria di San Vito: 200 bambini, 6 buoni pasto, 194 in protesta; idem a Ponte a Moriano, dove alle elementari su circa 125 alunni, in 104 non hanno presentato il buono pasto e alla materna su 130 bambini, solo in 63 sono andati a mensa. Infine Saltocchio: 105 alunni, 96 hanno mangiato il panino invece che andare a mensa. E la protesta non si ferma, continuerà per tutta la giornata di oggi a San Vito, alla Don Milani di Sant'Anna, alla materna di San Cassiano e alla primaria di Tempagnano, a San Marco, San Pietro a Vico, S. Maria a Colle, Santa Maria del Giudice e probabilmente in altre scuole ancora. «I dati sono straordinari e ci danno ragione - spiega il comitato buoni pasto - l'adesione c'è. E dove c'è stata un'informazione organizzata, con volantini e telefonate, la partecipazione è stata ancora più alta. Queste tariffe penalizzano le famiglie e i genitori si mobilitano e protestano. Tra l'altro c'è da far notare un altro aspetto molto importante: tra coloro che hanno mandato il proprio figlio a scuola col panino, ci sono anche famiglie esenti dal pagamento del buono pasto. Questo perchè c'è solidarietà e c'è una protesta che va al di là del costo del buono pasto: non è solo una questione di soldi, ma di rapporto qualità-prezzo.
E il servizio offerto, nonostante il nuovo centro unico di cottura, non è dei migliori». Già, a far salire la tensione non c'è soltanto l'aumento del costo da 3,10 a 4,10 euro per pasto. Secondo molti bambini, riferiscono i genitori, la qualità del cibo è peggiorata: parlano di pietanze fredde, pasta scotta, menù ripetitivi. Una situazione singolare, dal momento che il nuovo e modernissimo centro unico di cottura è nato proprio per assicurare un miglior servizio sotto ogni punto di vista. Per i genitori che protestano qualcosa non torna: ritengono che la distanza del centro cottura da molte scuole contribuisca a far arrivare i cibi quasi freddi e scotti. Il comitato sta comunque organizzando una sorta di commissione che chiederà di poter seguire la preparazione e la consegna dei pasti per capire quali sono i veri problemi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
