La manifestazione
C'è un'antica ferriera lungo il Corsonna
Stefano Elmi
◗
Emilio Lammari indica lingresso della Ferriera (foto Elmi) Trovati a Firenze documenti di archivio che la fanno risalire al XVI secolo
3 MINUTI DI LETTURA
BARGA. C'è un rudere del XVI secolo lungo l'alveo del torrente Corsonna. Appare tra i cespugli, indicata da una struttura di pietra. La sua altezza attuale è poco più di due metri, ma i ruderi che stanno dietro indicano che doveva essere alta almeno il doppio, se non di più. Il fabbricato era un altoforno la cui presenza documentata risale al 1500. Emilio Lammari, operaio in pensione con una grande passione per il territorio, lo ha individuato: «Mi sono imbattuto in questa costruzione per caso. Mi avevano detto che in quel punto c'era una peschiera. Appena arrivato ho capito che la struttura era stata usata come peschiera (vasca per trote), ma entrando dentro ho notato delle particolarità. Il fondo era perfettamente circolare e una volta tolta la terra che lo ostruiva ho visto che era ricoperto da uno strato vetrificato. Ho pensato che in passato doveva essere stata utilizzata come una sorta di fornace». Lammari si è documentato e ha segnalato la scoperta alla sovraintendenza. Gli archeologi hanno poi ipotizzato che la struttura fosse adibita alla fusione di minerale ferroso. Nell'archivio storico di Firenze Lammari ha trovato un documento datato 1583 che cita: "La fabbrica della ferriera posta nella bandita della Corsonna, sul fiume delle trote [...] di Giulio e Jacopo Angeli di Barga". Analizzando l'antico documento vengono fuori anche altri dati. La struttura era un antico altoforno alla bresciana, così detto dalla città in cui erano stati progettati questi tipi di forni in grado di portare la temperatura a 1.538 gradi centigradi per la fusione del ferro. Il minerale proveniva dall'Isola d'Elba, all'epoca era il più grande centro di produzione minerario di tutto il Mediterraneo. Giungeva via nave sino a Pisa e successivamente coi muli veniva trasportato a Barga, sino alla fabbrica della ferriera posta in mezzo alle montagne, lungo la Valle della Corsonna. Il luogo, che oggi sembra assai scomodo per impiantare una fabbrica, all'epoca era invece ideale. Infatti per alimentare l'altoforno, oltre all'acqua per i mantici idraulici, servivano grandi quantità di carbone, ed i boschi della montagna barghigiana erano una delle zone di maggior produzione della Toscana. «Non si deve immaginare questo luogo così verde - spiega Lammari - e tranquillo. Questa era una vera e propria fabbrica. La struttura di pietra era solo una piccola parte della fabbrica: davanti vi erano capannoni di legno dove il minerale fuso veniva colato dagli operai, quasi tutti provenienti da Brescia. Il prodotto assumeva la forma di un piccolo panetto. Tutt'intorno c'erano dei grandi depositi di carbone, con operai anneriti al lavoro, e tanto rumore. Questa luogo era come una sorta di Kme dell'epoca». Poco sopra la zona dove si trovano i resti dell'altoforno vi erano con molta probabilità delle officine dove il ferro veniva forgiato per farci vari utensili. Per la qualità del ferro prodotto, questa ferriera lungo il torrente della Corsonna era una delle poche autorizzate a produrre chiodi destinati alla costruzione delle galee della flotta dello Stato Fiorentino. «Il nome che i vecchi della montagna hanno sempre usato per indicare questo luogo è "La Fabbrica"» conclude Lammari.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
