La manifestazione
Uccise la ex, 30 anni di carcere
Luca Tronchetti
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L’ASSASSINO. Francesco Sabbatino viene caricato sul cellulare che lo riporta nel carcere di Pisa (vip)Trucidò l'amica a colpi di marrancio davanti a decine di testimoni
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LUCCA. Trent'anni di carcere per il brutale delitto dell'ex fiamma. È la pena che dovrà scontare Francesco Sabbatino, 60 anni, l'uomo che il 5 ottobre 2009 davanti alla farmacia Giannini di Lunata trucidò con un marrancio la donna di cui era innamorato: Loreta Salemme, 46 anni, madre di tre figli. La sentenza di condanna è stata pronunciata dal giudice dell'udienza preliminare Giuseppe Pezzuti nel primo pomeriggio di ieri dopo 45 minuti di camera di consiglio. La scelta del rito abbreviato da parte dei legali dell'imputato, avvocati Emauele Ciappi e Benedetta Bertolaccini di Prato, ha consentito lo sconto della pena evitando di fatto il carcere a vita per il loro assistito. Partendo dall'ergastolo - pena massima per l'omicidio volontario - il giudice ha dovuto scendere sino a 30 anni di reclusione nei confronti dell'imputato che, in questa circostanza, era presente in aula. «Solo con la morte potrò espiare quello che ho fatto» una frase ad effetto tra le poche pronunciate da Francesco Sabbatino prima della conclusione dell'udienza camerale e dopo che il suo legale aveva parlato per oltre due ore. È stato l'imputato del terribile delitto a chiedere al giudice di poter rilasciare dichiarazioni spontanee. L'assassino si è detto pentito del suo folle gesto sostenendo che non voleva uccidere la donna di cui si era perdutamente innamorato. Era partito da casa con l'intenzione di avere un chiarimento con lei e non di ammazzarla. Parole che non hanno convinto il giudice Pezzuti. Come non ha convinto la tesi difensiva dell'assenza della premeditazione da parte dell'imputato e quindi la teoria del delitto d'impeto, del raptus improvviso. L'accusa - retta dal sostituto procuratore Sara Polino e che comprendeva con l'omicidio e sotto il vincolo della continuazione anche il porto abusivo di coltello e le lesioni gravi nei confronti di un amico della vittima - ha rimarcato come quel marrancio di 32 centimetri (l'arma del delitto) Sabbatino se lo fosse portato dietro pronto ad usarlo contro la donna rea di non corrispondere al suo sentimento. I legali dell'imputato hanno già fatto sapere che una volta lette le motivazioni della sentenza presenteranno ricorso in Appello per ottenere una riduzione della pena che ritengono troppo elevata proprio per l'assenza di premeditazione. Al termine della lettura del dispositivo, Sabbatino è stato riaccompagnato nel carcere Don Bosco di Pisa dov'è detenuto dall'ottobre dello scorso anno e dove sconterà la pena. Il gup ha anche stabilito un risarcimento del danno per le parti civili. Ai fratelli della vittima - Salvatore, presente in aula, e Alfredo Salemme - una provvisionale di 30mila euro ciascuno e 10mila euro ad Elia Antonucci, il giovane amico di Loreta (assistito dall'avvocato Luigi Velani) che per difenderla rimase ferito a un braccio.
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