Il Tirreno

Lucca

Sono 216 le famiglie povere

Capannori, la spesa per i sussidi cresce del 24%

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 CAPANNORI. Sono 216 le famiglie capannoresi che tra il luglio 2008 e il dicembre 2009 si sono rivolte al Comune per chiedere un aiuto economico.  Il dato emerge dal monitoraggio compiuto dallo sportello del Comune "Oltre la povertà" che è stato presentato nel corso dell'assemblea dei servizi territoriali dell'area materno-infantile svoltasi a Capannori.  Sempre secondo quanto si apprende da questo studio, i nuclei familiari che si sono rivolti ai servizi sociali del Comune sono stati suddivisi tra famiglie monoparentali, coppie senza figli, single, famiglie con uno o più figli.  Su 149 famiglie delle 216 complessive (nuclei con entrambi i genitori e con figli) ci sono 83 padri disoccupati, 66 padri occupati, 95 madri disoccupate, 40 madri casalinghe e 14 madri occupate.  Ciò significa che all'interno delle famiglie il 64% delle donne e il 56% degli uomini sono senza lavoro. La percentuale di disoccupazione femminile è più o meno la stessa anche tra le coppie senza figli, mentre la disoccupazione maschile (50%) è un po' più bassa. Altro dato da evidenziare è la stragrande maggioranza di disoccupati fra i figli maggiorenni soprattutto nelle famiglie italiane: il 73% dei ragazzi che hanno compiuto il diciottesimo anno di età è infatti disoccupato.  Sempre secondo i dati del monitoraggio i sussidi erogati annualmente dal Comune sono in crescita: tra il primo e il secondo semestre del 2009 c'è stato un incremento di spesa del 27%, mentre tra il primo semestre 2010 e il secondo semestre 2010 l'aumento della spesa si è attestato sul 24%. Un fattore che conferma, purtroppo, come il fenomeno povertà sia in aumento anche a Capannori. In valori assoluti nel 2009 i contributi economici erogati dal Comune sono stati pari a circa 77 mila euro, mentre all'ottobre 2010 ammontano a 76 mila euro.  Gli interventi di contrasto alla povertà attuati dal Comune non significano solo sussidi economici, bensì un vero e proprio programma, ancora in fase sperimentale, che, attraverso progetti personalizzati assicuri un minimo economico alle famiglie e alle persone in condizioni di accertata povertà e interventi di prima accoglienza e sostegno alle persone in situazione di "sfratto abitativo". Il contributo economico non è un intervento a carattere riparativo, ma si prevede che sia accompagnato da un'intensificazione degli interventi di carattere sociale per favorire il superamento della condizione di disagio.  Il Comune insomma effettua una reale "presa in carico" delle persone in condizioni di povertà e chi è ammesso al programma deve rispettare gli impegni assunti con l'accettazione del programma personalizzato di aiuto e comunicare tempestivamente al Comune ogni variazione legata alla composizione del nucleo familiare piuttosto che delle condizioni di reddito.

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