Sicurezza
Monte, la Provincia fa ricorso
M.I.
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Stefano Baccelli Contestata la riammissione di Aldo Chelini
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LUCCA. Anche la Provincia, dopo la Fondazione Banca del Monte, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro la decisione del ministero delle Finanze che riammette Aldo Chelini nel consiglio di indirizzo, dal quale era stato escluso dalla Fondazione che ritiene incompatibile l'incarico, avendo Chelini già svolto due mandati. Secondo il ministero invece Chelini, già presidente della Fondazione, può essere eletto nell'organo di indirizzo dell'ente - per il quale era stato designato dalla Camera di Commercio, su indicazione dell'Associazione Industriali - perché uno dei mandati era stato interrotto. «La nostra iniziativa - spiega il presidente della Provincia, Stefano Baccelli - non ha alcuna connotazione personale. Ma siamo di fronte a due diverse interpretazioni e riteniamo che debba essere un giudice terzo a stabilire qual è quella corretta. Tra l'altro, oltre a quella di Chelini, ci sono altre nomine rifiutate per incompatibilità dalla Fondazione e se vogliamo evitare ricorsi a pioggia è necessaria una sentenza che dia definitiva certezza». La Provincia indica due dei dodici componenti dell'organo di indirizzo ed è interessata al buon andamento della Fondazione che, ricorda Baccelli, «detiene tra l'altro una quota importante di una banca del territorio come quella del Monte e sostiene interventi, opere e manifestazioni in tutta la Lucchesia». Per il presidente va quindi superata una situazione che blocca il rinnovo dell'organo di indirizzo al quale compete tra l'altro eleggere il nuovo presidente e il consiglio di amministrazione della Fondazione Banca del Monte. «Nel ricorso - aggiunge Baccelli - sosteniamo le ragioni della Fondazione sulla base del principio di autonomia che deriva dallo statuto, il quale indica che sulle nuove nomine deve decidere il consiglio di indirizzo uscente. Non è una questione politica, io non ho mai parlato con i partiti per scegliere chi indicare. Colloqui ho avuto invece con i rappresentanti delle categorie e delle istituzioni. La questione è dunque istituzionale e aspettiamo che il giudice riconosca il principio-ratio della non reiterabilità delle nomine oltre i due mandati. Il ricambio negli organi è opportuno a prescindere dalle persone».
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