Il dolore
Sei anni ai falsi poliziotti
◗
Luigi Boccia e un momento della conferenza della polizia Accusati di rapine, furti e violenza sessuale sulle prostitute
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Maxi condanna per un ex commerciante - per gli inquirenti vicino al clan camorristico dei Formicola di S. Giovanni a Teduccio - e un disoccupato. Erano accusati di essersi finti poliziotti per rapinare soldi, gioielli e computer a prostitute brasiliane. Sei anni di reclusione con rito abbreviato davanti al gup Giuseppe Pezzuti per Luigi Boccia, 32 anni, di Montecatini, detto «Gigiotto Buccietiello» e per Lino Vincenzo Vaccaro, 41 anni, di Marliana, disoccupato. Erano accusati di rapina, furto in appartamento, sostituzione di persona e violenza sessuale ai danni di due escort sudamericane, che vivono in centro a Viareggio, e che erano costrette a subire rapporti completi per evitare una denuncia e la conseguente espulsione dall'Italia. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Origlio e i due imputati - che come pena accessoria sono stati interdetti per 5 anni dai pubblici uffici - al momento restano ai domiciliari. Un terzo esponente della gang - Antonio Fiore, 62 anni, imbianchino, di Monsummano Terme - ha scelto il rito ordinario, è già stato rinviato a giudizio e verrà processato davanti al collegio nel 2011. I FATTI Ottobre 2009. Due prostitute brasiliane che esercitano in un appartamento nel centro di Viareggio si rivolgono alla polizia. Sono sotto choc e raccontano che alcune settimane prima tre individui hanno fatto irruzione nella loro abitazione presentandosi come poliziotti e mostrando placca e tesserino d'ordinanza. Dopo aver perquisito le stanze ed essersi impossessati di alcune centinaia di euro, di gioielli e di un computer portatile due di loro - i più giovani - avrebbero preteso prestazioni sessuali gratuite in cambio della mancata redazione di un verbale da presentare in questura. Segnalazione che se inoltrata le avrebbe costrette a lasciare l'Italia. Prima cedono al ricatto, poi raccontano la storia. Le indagini iniziano subito sotto la direzione del sostituto Fabio Origlio e vengono affidate al sostituto commissario Gianna Tamilia. LA SVOLTA La svolta arriva a novembre grazie al lavoro della scientifica. Che nell'appartamento delle prostitute trova un frammento d'impronta su un mobile in una parte del soggiorno dove non vengono mai fatti passare i clienti abituali. L'impronta appartiene a Luigi Boccia, considerato dagli investigatori uno dei «riciclatori» del clan Formicola. La foto segnaletica viene mostrata separatamente alle due lucciole. Entrambe riconoscono quell'uomo come il falso poliziotto che le ha minacciate pretendendo un rapporto sessuale. L'indagine sulla rapina alle lucciole si allarga. Ben presto una nuova denuncia viene fatta da un'altra brasiliana sempre a Viareggio e poco dopo a parlare è una prostituta sudamericana che esercita ad Altopascio. A dicembre 2009 la polizia arriva anche a Vincenzo Vaccaro. È lui, stando all'accusa, che consegna gioielli a un orefice di Montecatini. Che prima di fonderli li fotografa. Gli orecchini e gli anelli vengono riconosciuti dalle lucciole versiliesi. Entrambe identificano Vaccaro dalle foto segnaletiche come uno dei falsi poliziotti. Boccia e Vaccaro, finiti ai domiciliari e interrogati dal magistrato, fanno parziali ammissioni. Sufficienti ad incastrare anche il terzo uomo: Antonio Fiore. Che nella messinscena in casa delle prostitute era «il maresciallo». Non avrebbe mai partecipato alle violenze sessuali, ma pur avendo un ruolo marginale e piccoli precedenti per reati contro il patrimonio all'apparenza sembrava il capo dell'organizzazione. Boccia nel corso di un interrogatorio sostiene di avere avuto una duplice ispirazione per compiere le rapine: da una parte i casi della cronaca in Campania, dall'altra la visione di un film americano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
