Il Tirreno

Lucca

«Minacciato con la pala»

Duccio Casini
A sinistra Fausta D’Ascenzi in lacrime; sotto la moglie e la figlia di Rossano Bastianelli Nella foto grande Pasquale Tavella
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A sinistra Fausta D’Ascenzi in lacrime; sotto la moglie e la figlia di Rossano Bastianelli Nella foto grande Pasquale Tavella

L'omicida di S. Maria a Colle sostiene di essersi difeso

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 LUCCA. Cade spesso in contraddizione e costringe chi lo interroga a chiedere continuamente precisazioni e puntualizzazioni. La sua difesa davanti ai giudici della Corte d'Assise è a tratti è imbarazzante. Ma Pasquale Tavella, l'imprenditore-omicida di S. Maria a Colle, va avanti per la sua strada e nel corso dell'interrogatorio - durato poco più di un'ora - sostiene di aver sparato contro Bastianelli perchè si avvicinava brandendo una pala e poco prima l'aveva minacciato di spaccargliela in testa. Camicia azzurra e giubbotto di camoscio, Pasquale Tavella risponde alle domande del pm Corucci e degli avvocati di parte civile Marzaduri e Nelli. Lo fa con un italiano non sempre corretto. cisazioni e puntualizzazioni. E insiste: a uccidere Rossano Bastianelli fu il terzo colpo di pistola perché gli altri due furono esplosi in aria, a scopo intimidatorio perché il sovrintendente si stava avvicinando tenendo una pala in mano. E quando la vittima arrivò a un metro e mezzo di distanza, afferma Tavella, partì il colpo letale. Tavella ricostruisce così quel maledetto pomeriggio di fine estate. «Facevo la conserva di pomodori a casa, ma avevo finito i barattoli. Allora in macchina andai all'agraria a comprarli. Tornando indietro, c'era Rossano che parlava in strada con alcune vicine e aveva la carriola che ostruiva la carreggiata, piuttosto stretta. "Per favore, leva la carriola, ho fretta" gli dissi. Non potevo passare con la Opel. Lui fece finta di non sentire, poii si avvicinò allo sportello della macchina lo aprì, mi urlo "Che c.... vuoi?" e subito dopo mi colpì con un pugno che mi fece saltare la protesi. Io andavo piano, ero stato costretto a fermarmi. Mi ero rivolto a lui con educazione». Il particolare dello scambio di battute non collima con quanto dichiarato dall'imputato al gip di Pistoia, al momento dell'arresto, quando aveva detto che Bastianelli disse "Calma, vai piano".  Preso il pugno, Tavella racconta d'essere sceso: «Bastardo, ti metti con uno di 70 anni? Bastava togliere la carretta!". Il racconto prosegue: «Rossano andò verso lo stradello, prese la pala e mi disse "Ti taglio la testa. Sei ancora lì?". Io salii in auto, la spostai più avanti, presi la Beretta, scesi di nuovo, misi il colpo in canna e infilai l'arma in tasca. Perchè tornai sui miei passi? Volevo un chiarimento, non volevo fare una figuretta davanti alle donne che avevano assistito alla scena. Vidi Rossano che lavorava nello stradello, gli chiesi perché mi avesse colpito, gli dissi che non lo meritavo. Lui mi minacciò ancora di spaccarmi la testa e cominciò a avvicinarsi. Io gli gridai "Butta la pala o sparo". E sparai due volte in aria. Poi me lo trovai vicinissimo, era infuriato. Sparai il terzo colpo e Rossano cadde a 4-5 metri di distanza».  Tavella racconta di essere risalito in macchina («poteva arrivare qualcuno e picchiarmi, ebbi paura anche se pensavo d'aver solo ferito Rossano e non d'averlo ammazzato») e di essere andato a casa sua per cambiarsi. Poi una notte da fuggitivo, fino al giorno dopo quando si consegnò ai carabinieri di Pistoia.  PASSAGGI CHIAVE.  La sequenza degli spari, la distanza e la posizione tra l'omicida e la vittima e il momento in cui Bastianelli avrebbe imbracciato la pala minacciando di colpire quello che di lì a pochi istanti diventerà il suo carnefice. Questi i punti chiave della seconda udienza del processo che vede alla sbarra l'imprenditore edile Pasquale Tavella, 71 anni, l'assassino dell'assistente capo della polizia penitenziaria di Lucca ucciso nel giardino di casa a Santa Maria a Colle nel pomeriggio del 31 agosto 2009.  IL PROIETTILE LETALE.  Per il perito balistico dell'accusa Paride Minervini il proiettile letale è il primo dei tre esplosi dalla Beretta calibro 9 corto che Tavella aveva nascosta sotto il tappetino della monovolume, per quello di parte civile Vittorio Balzi può essere il primo o il secondo ma sicuramente non il terzo, per il consulente della difesa Donato invece il colpo mortale è proprio l'ultimo perchè gli altri due erano stati sparati in aria a scopo intimidatorio. Sul punto si giocano molte delle possibili attenuanti per l'imputato. La strategia dell'avvocato Gabriele Zanobini, legale dell'omicida, è chiara: attraverso i periti dimostrare che ad uccidere è stato l'ultimo colpo esploso dall'imprenditore «terrorizzato» dalla vittima che agitava una pala e veniva verso di lui. Un'azione che eliminerebbe, negli intenti della difesa, l'aggravante dei futili motivi. Ma non aprirebbe una breccia nell'ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa in quanto non proporzionata all'offesa e non inevitabile. Traiettorie dello sparo, posizionamento dei bossoli rinvenuti, tracce di sangue della vittima, punto di ritrovamento della pala e sistemi di misurazione sono alla base delle diverse tesi dei consulenti.  LA ZONA DI TIRO.  I medici legali di accusa e parte civile - rispettivamente Marco Di Paolo e Gilberto Martinelli - e i periti balistici hanno individuato approssimativamente il punto dove Tavella fece fuoco in direzione di Bastianelli. Il colpo letale fu sparato dall'alto (in cima alla strada) verso il basso (nell'orto-giardino), entrò nella spalla sinistra della vittima e uscì all'altezza del settimo spazio intercostale lesionando il polmone sinistro e provocando una morte repentina, ma non immediata. Bastianelli, prima di spirare, fece alcuni passi all'indietro come per allontanarsi nel tentativo di cercare riparo. La distanza tra lo stradello d'accesso, dove sparò Tavella, e la posizione della vittima, accanto a un tombino, dove stava lavorando Bastianelli è stata calcolata - attraverso il rinvenimento dei bossoli e delle macchie di sangue - in un range compreso tra un metro e mezzo e 3 metri.  IL MISTERO DELLA PALA  Nel suo racconto Tavella sostiene di essere stato minacciato per due volte dal Bastianelli: prima, al momento dell'alterco in auto sfociato con un pugno sferrato all'imprenditore, e dopo quando per «regolare l'affronto» si recò verso l'orto dell'ex amico dopo aver preso dall'auto la pistola e inserito il colpo in canna. Ma sul primo punto non ci sarebbero testimoni. Nessuna delle tre donne che si trovava sul luogo del crimine ha confermato la sua tesi. «Hanno visto tutto, ma sono bugiarde: tutte d'accordo contro di me» la giustificazione dell'imputato.

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