Italia
La fabbrica? Meglio l'antica osteria
Stefano Elmi
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Michele Sordi e Mariangela Grassi davanti al rifugio con i loro cani Una coppia ha lasciato lavori sicuri per gestire un rifugio sull'Appennino
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BARGA. Hanno lasciato un lavoro sicuro, hanno affidato i figli a familiari che abitano a valle per facilitare lo studio, e hanno deciso di trasferirsi sull'Altopiano della Vetricia, a 1300 metri d'altezza sulle montagne dell'Appennino Tosco-Emiliano che fanno da confine tra il comune di Barga e l'Emilia. Lo hanno fatto per gestire il rifugio alpino "Giovanni Santi" (www.rifugiosanti.it), che dista circa 13 km dal centro di Barga e che lo scorso anno ha visto la prima nevicata ad inizio novembre e l'ultima a metà aprile. Protagonisti di questa scelta di vita Michele Sordi e Mariangela Grassi che hanno deciso di trasferirsi in pianta stabile mel rifugio e ne hanno fatto la loro casa. Lui ex-capo cantiere edile, originario di Montecatini, da tempo residente in Garfagnana. Lei ex-operaia calzaturiera, di Poggio. Alla Vetricia vivono assieme ai loro tre labrador (che fanno parte del Nucleo Cinofilo Alpino di Soccorso dell'Anpas), cui si sono aggiunti circa un mese fa cinque cucciolini. La struttura del rifugio attuale è quella della caserma del Corpo forestale dello Stato costruita sui ruderi di un'antica osteria negli anni Trenta, e rimasta in funzione sino agli anni Sessanta. A fine anni Novanta con la costituzione dell'Asbuc (amministrazione separata beni di uso civico) la caserma è stata ristrutturata e portata a nuova vita con il rifugio. «La cosa più difficile da far capire - spiega Michele - è che questo non è un ristorante, ma un rifugio. Se fosse solo un semplice ristorante, io la sera chiuderei e me ne andrei a casa, invece io e Mariangela rimaniamo qui». Il rifugio, oltre ad una buonissima cucina casalinga, offre anche la possibilità di pernottare (15 posti letto), il tutto a prezzi veramente modici e con un'ospitalità invidiabile. Con la loro scelta di vita, Michele e Mariangela, tentano ogni giorno di ridare vita ad un luogo che nella sua storia, sia antica che recente, ne ha passate tante. Qui passava l'antica via dei Remi, un'antica via usata per il trasporto del legname, che da questi boschi giungeva sino al fondovalle, e da lì tramite il Serchio (all'epoca navigabile) arrivava agli arsenali di Pisa, dove lo Stato fiorentino, nel XVI e XVII secolo stava allestendo la sua flotta. Barga all'epoca era un'enclave dello Stato fiorentino, ed era quasi una tappa obbligatoria, per chi giungeva dal Ducato di Modena e voleva recarsi nelle terre della Repubblica di Lucca e viceversa. In molti, infatti, sceglievano questo percorso alla luce delle particolari esenzioni fiscali di cui godeva il territorio di Barga per il suo particolare status. La storia più recente invece racconta delle lotte fra partigiani e nazi-fascisti. Qui passava la Linea Gotica. Qui per un intero inverno c'è stato il confine. Da La Vetricia seguendo il sentiero 38 si giunge al rifugio Casentini dove poco distante si trova la località di Siviglioli, il luogo dove nacque uno dei primi nuclei di resistenza della provincia di Lucca. Siviglioli infatti fu la base della brigata partigiana XI zona, guidata dal comandante Pippo, Manrico Ducceschi. Per tornare ad oggi La Vetricia è un buon punto per far partire le proprie escursioni. In inverno numerosi sono gli sci-alpinisti o semplici escursionisti con ciaspole o ramponi, che ne fanno la loro tappa. Mentre in estate è ideale sia per il trekking a piedi, in mountain-bike o a cavallo. Le classiche mete da raggiungere partendo da qua sono: il Lago Santo, sul versante modenese, la vetta del Monte Giovo (1991 metri), la piana dell'Altaretto, il Monte Omo, la Baita Morena, le cime di Romecchio, il passo del Saltello, il Monte Rondinaio. L'utilizzo di un fuoristrada è consigliato per arrivare quassù in inverno, ed a volte non è comunque sufficiente. Anche Michele, lo scorso inverno, nonostante il suo Land Rover è rimasto più volte bloccato dalla neve e di conseguenza isolato. Già perché la strada comunale non viene pulita in maniera costante, ma solo in caso di nevicate copiose. Ma nonostante ciò Michele e Mariangela non si arrendono. «Non c'è la mentalità di vivere la montagna in maniera totale - afferma Michele - quassù da novembre ad aprile, per gran parte della gente, è come se non esistessimo. Pensano che non sia possibile che due matti, perché questo noi siamo - aggiunge sorridendo -. Abitino tutto l'anno a La Vetricia. Invece bisognerebbe capire che questo tipo di luoghi andrebbero considerati da tutti come una risorsa importante durante tutto l'arco dell'anno». Infatti è un po' come se questa parte di montagna fosse appannaggio quasi esclusivo delle gelosie e delle rivalità dei soli cercatori di funghi o dei cacciatori, che la utilizzano come il proprio giardino di casa. Solo ultimamente, anche per queste zone, vi è un maggior interessamento, sia per le escursioni invernali che estive, di appassionati che giungono anche dalle province vicine. La notizia di un rifugio aperto tutto l'anno si è diffusa. Qualcosa sta cambiando.
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