La manifestazione
Si allarga la protesta nelle scuole
Nadia Davini
L'occupazione diventa autogestione, lunedì riunione organizzativa
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LUCCA. La scuola non è in vendita. E il futuro tanto meno. Con questa convinzione gli studenti stanno portando avanti la contestazione nata nei giorni scorsi, tra autogestioni e occupazioni. Così all'Itc Carrara, al Civitali, al Machiavelli-Paladini, al Nottolini e al Giorgi. Autogestione fino a oggi. Notte a scuola per gli studenti del classico e delle scienze umane che già da ieri, però, hanno optato per l'autogestione. Situazione analoga al Vallisneri: l'occupazione è partita giovedì, ma dirigenza, segreteria e professori entrano nell'edificio, mentre i ragazzi svolgono attività musicali, di gruppi studio e informazione. Risveglio poco tranquillo, quello di ieri mattina, per gli studenti del liceo di via San Nicolao. «Gente di fuori voleva entrare nella scuola - spiegano i ragazzi -. Hanno iniziato a tirare calci e hanno cercato di sfondare le porte. Noi ci siamo chiusi dentro e abbiamo chiamato la polizia. Poi abbiamo deciso di passare all'autogestione, evitando così di dormire dentro l'istituto». Assemblee e gruppi di lavoro sono attivi in tutte le scuole in agitazione: l'appuntamento più atteso è la manifestazione cittadina in difesa della scuola pubblica del 30 ottobre, per la quale gli studenti stanno preparando volantini e striscioni. Intanto c'è la riunione organizzativa lunedì alle 17,30 nella sala di Rappresentanza di palazzo Ducale. "Protesta per il progresso". La chiamano così gli studenti dell'Isi Machiavelli-Paladini. «La riforma - sostengono - ha portato, nel nostro istituto, ad una diminuzione dell'offerta formativa: ad esempio l'orario settimanale è passato da una media di 30/34 ore fino ad arrivare a 27 ore. Al contrario il numero degli alunni nelle classi è notevolmente aumentato. Inoltre gli studenti frequentanti la classe seconda che non verranno ammessi alla classe successiva si ritroveranno immersi in un nuovo indirizzo completamente differente da quello scelto. Sia fra noi studenti sia fra i docenti si è manifestata una situazione di forte disagio non solo nella scuola ma anche nell'amministrazione pubblica. Ciò che ci fa più discutere, riguardo alla riforma, è la privatizzazione delle scuole e delle università, il fatto che non ci sia stato ascolto da parte delle autorità. Il nostro scopo è quello di ricercare una maggiore visibilità e di creare un coordinamento studentesco in grado di informare gli studenti e di manifestare il dissenso. «E pensiamo che i modi migliori per far proseguire la protesta e per farci maggiormente sentire siano l'autogestione e l'occupazione. Anche i professori sostengono che sia stato giusto protestare, perchè è un segnale di presa di coscienza, ma che gli obbiettivi debbano essere portati avanti in modo concreto e costruttivo tra le varie scuole e i vari sindacati». E concludono: «Prendendo in considerazione i fatti riportati sarebbe meglio riflettere sulla situazione della scuola italiana: l'attuale riforma è da considerarsi dell'istruzione o della distruzione?». Infine gli studenti del Civitali informano che protestano anche per ottenere «il ritiro dei tagli su posti di lavoro, classi, materie e ore di scuola; l'aumento massiccio degli investimenti nell'istruzione almeno ai livelli citati dall'Ocse; la diminuzione degli alunni per classe soprattutto là dove vi sono disabili; il rispetto della decisione del Consiglio di Stato che sancisce illegittima la riduzione di 32-34 ore dell'orario delle classi II, III e IV negli istituti tecnici e professionali; l'aumento delle ore di sostegno».
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