Sicurezza
Occupato il Vallisneri l'autogestione arriva al Nottolini e al Giorgi
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Studenti davanti allingresso del Nottolini Continua l'agitazione degli studenti anche allo psicopedagogico e al classico. Docenti solidali
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LUCCA. Occupazione anche al liceo scientifico Vallisneri. L'annuncio arriva dagli studenti in assemblea nella palestra per i compagni rimasti fuori o andati a casa. E subito parte un tam tam di telefonate, messaggi e commenti lasciati su Facebook. Immediatamente i ragazzi iniziano ad attivarsi e a raggiungere la scuola per decidere come muoversi, quali gruppi formare e come gestire al meglio la situazione. Ore frenetiche e confuse, dove l'unica certezza è che «noi qui resteremo anche stanotte e domani e domani l'altro», dicono gli studenti in agitazione. Poi al via i gruppi studio e di informazione, con il servizio d'ordine già al pezzo. Prima notte in sacco a pelo per gli studenti del Vallisneri che protestano contro la riforma Gelmini e i tagli. «Il preside è avvertito - raccontano i ragazzi - non è d'accordo con l'occupazione, ci ha detto che se decidiamo di portarla avanti dobbiamo assumerci tutte le responsabilità. Ancora non sappiamo come reagiranno i professori. Alla prima assemblea che abbiamo avuto però erano presenti. Anzi: hanno stimolato gli studenti a prendere parte e a esprimere la propria opinione». L'obiettivo è unire la contestazione con le rivendicazioni del personale docente e Ata (bidelli, tecnici, segretari) per arrivare con un percorso condiviso alla manifestazione del 30. Aria di autogestione si respira, invece, all'Ipsia "Giorgi", dove gli studenti stanno risistemando tutti gli interni della scuola, dalla tinteggiatura alla restaurazione degli infissi, e all'Itg "Nottolini". Prima notte di occupazione anche per il liceo delle scienze umane, sociali e socio psico pedagogico. Le porte della scuola sono chiuse: fuori gli striscioni di protesta, dentro i gruppi studio stanno lavorando seriamente. C'è chi documenta tutti i problemi della scuola (dai problemi legati all'edilizia alla mancanza di fondi per fare attività aggiuntive), chi fotografa e chi riprende i momenti salienti dell'occupazione. Per testimoniare. E rivendicare il proprio status di studente consapevole e indisponibile. «Indisponibili - precisano -, perché non ci stiamo a vedere trasformati i nostri sogni. Non solo per quello che stanno facendo alla scuola superiore, ma anche per i profondi danni strutturali che il governo sta generando nell'università. Cioè nel nostro futuro». Anche qui i professori non restano in disparte. Presenti alle assemblee, vogliono dire la propria. «Ci hanno fatto i complimenti - dicono orgogliosi Giada e Jacopo, studenti del pedagogico -, per come stiamo gestendo le cose». Meno entusiasta appare, invece, la vice preside dell'istituto. «È venuta all'assemblea dell'ultima ora per prendere i nomi dei presenti (un centinaio). Forse ci voleva intimidire». È un'autogestione che sa di occupazione quella del liceo classico. Qui la segreteria svolge regolarmente il proprio lavoro. Professori e dirigenza sono dentro la scuola. Ma gli studenti svolgono attività alternative durante la mattinata e nel pomeriggio (cineforum, sala musica e discussioni su temi di attualità) e la notte dormono nell'edificio. Durata della protesta? Impossibile saperlo.
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