Il Tirreno

Lucca

La protesta dilaga in tutte le scuole

Nadia Davini
Sopra lo striscione appeso a una finestra del Giorgi lo hanno realizzato gli studenti
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Sopra lo striscione appeso a una finestra del Giorgi lo hanno realizzato gli studenti

Dopo il Fermi, si mobilitano Machiavelli, Giorgi, Pertini, Civitali, Carrara

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 LUCCA. La protesta non cede. Anzi, si moltiplica. Dopo l'Iti Fermi, anche l'Isi Machiavelli, gli istituti Giorgi, Pertini, Civitali e l'Itc Carrara entrano in mobilitazione. Dichiarano lo stato di occupazione (al classico e alle scienze sociali e al liceo socio-psicopedagogico) e di autogestione (Giorgi, Iti, Itc). Cogestione al Pertini e sciopero bianco a oltranza al Civitali. Ieri mattina gli studenti del liceo di via degli Asili sono entrati nella scuola e hanno convocato la prima assemblea di istituto della giornata. Fuori gli striscioni non lasciano dubbi: "Cogito ergo occupo", "Chiuso per lutto, l'istruzione è morta", "Non ci avrete mai come volete voi". Gli studenti sembrano convinti e iniziano ad attivarsi nella protesta, dividendosi tra servizio d'ordine e gruppi studio.  Per ora è un'occupazione o autogestione ma i ragazzi vogliono trasformare la protesta in vera e propria occupazione, con sacchi a pelo e turni di notte per la sorveglianza, almeno fino a sabato. Idem per il liceo delle scienze umane. Gli studenti si sono riuniti in assemblea in cortile (fino a 300 i presenti). Intanto sono partiti i gruppi studio: gruppo sulla riforma Gelmini, sui problemi della scuola di via San Nicolao, gruppo striscioni, fotografia e video. E ancora un gruppo per i comunicati stampa e un altro per organizzare la delegazione studenti alla manifestazione cittadina del 30 ottobre. «La vicepreside non ci ha fatto entrare a scuola - spiega il prossimo rappresentante di istituto -. Così siamo rimasti in palestra e in cortile. Per ora non dormiamo in istituto, vedremo nei prossimi giorni».  Mobilitazione e partecipazione vanno di pari passo: gli studenti sono chiari. «La protesta durerà - spiega Giulia, del liceo -, fino a quando ci sarà partecipazione degli studenti. Vogliamo riappropriarci degli spazi scolastici, non ci stiamo a vedere trasformare la nostra scuola sotto gli occhi. Tra soldi che mancano e riduzione dell'offerta formativa». «Abbiamo un credito verso il ministero dell'istruzione - dicono gli studenti dell'Isi Machiavelli -, di 270mila euro. Sono soldi che la scuola ha speso per le attività formative, supplenze e ordinaria gestione. Soldi che lo Stato ci dovrebbe ridare e che aspettiamo da due anni. Ma non possiamo non notare che dopo aver speso 7 miliardi di euro per comprare 121 Caccia Eurofighter, il ministro La Russa ha proposto l'acquisto di 131 cacciabombardieri per 13 miliardi di euro. I costi di mantenimento di Palazzo Chigi sono aumentati a 4 miliardi. Fa riflettere che su 32mila edifici scolastici, 13mila (30%) sono da ristrutturare e che con 13 miliardi si metterebbero a norma tutte le scuole d'Italia».  Autogestione all'Ipsia Giorgi, dove i laboratori funzionano a metà causa mancanza di materiali. «Non abbiamo soldi - spiegano gli studenti -. La carta viene riciclata perché non possiamo permetterci quella nuova. La carta igienica ce la portiamo da casa. I professori comprano i toner e nei laboratori mancano i materiali necessari, come il rame, riutilizzato per mesi o sostituito con il ferro. Impiegheremo questi giorni in modo costruttivo, con attività di approfondimento e culturali. Poi partiremo con la tinteggiatura degli interni. E la vernice la compriamo con i nostri soldi». Gli insegnanti sono presenti (al Giorgi, il prof di esercitazioni pratiche aiuterà i ragazzi a riparare gli arredi delle aule): molti partecipano alle assemblee, altri aspettano sviluppi senza interferire. La novità sta proprio qui: il movimento 2010 porta la contestazione studentesca dentro la società e trova l'approvazione degli insegnanti, ugualmente colpiti dai tagli del governo.

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