Il Tirreno

Lucca

Insegnanti sul piede di guerra: la logica dei tagli non deve annullare il nostro lavoro di anni

Istituti comprensivi? No, grazie

N.D.
La scuola Pascoli (primo circolo)
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La scuola Pascoli (primo circolo)

Il primo circolo in rotta di collisione con la proposta del Comune

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 LUCCA. Istituti comprensivi? No grazie. Fallimentari da un punto di vista pedagogico, sovraffollati, perdita di identità scolastica e professionale, creati per risparmiare. Ecco perchè gli insegnanti del primo circolo didattico sono contrari alla creazione degli istituti comprensivi, come proposto dall'assessore alla pubblica istruzione Donatella Buonriposi. Riuniti in collegio, gli insegnanti delle scuole dell'infanzia e primarie della prima direzione didattica (quella del centro storico e dell'Arancio) hanno così deliberato. «Nati per rispondere alle esigenze delle scuole di montagna nel 1994 - scrivono gli insegnanti - poi ipotizzati come luoghi di sperimentazione della continuità verticale tra i tre ordini di scuola (materna, elementare e media), i comprensivi si sono rivelati solo un'operazione di risparmio economico. Nel tempo sono stati lasciati a se stessi, privati del sostegno e delle risorse necessarie per una possibile sperimentazione. Hanno trovato difficoltà i processi di raccordo tra i tre ordini di scuole, pur all'interno dello stesso istituto, senza favorire la continuità».  Centoquaranta docenti e oltre mille (con punte di 1300) studenti per istituto: è la prospettiva degli istituti comprensivi sul territorio lucchese. Prospettiva che spaventa i docenti del primo circolo. «Con numeri così alti - continuano - il clima si aggraverà nelle organizzazioni comprensive. Sarà più difficile per le dirigenze gestire le dinamiche organizzative, soprattutto oggi con risorse umane e finanziarie che scarseggiano in maniera preoccupante. Con conseguenze negative sul piano dell'educazione e dell'istruzione». E la convinzione che gli istituti comprensivi siano frutto di un mero calcolo aritmetico. «In questi anni - concludono - abbiamo lavorato per costruire la scuola comunità educante e per caratterizzare la nostra offerta formativa in considerazione delle specificità e dei bisogni dell'utenza. Tutto questo non può essere stravolto da operazioni di risparmio. Dove va a finire l'identità del primo circolo? E quella professionale? L'istituto comprensivo rappresenta un modello dove la nostra professionalità viene messa a rischio, soprattutto considerando che l'integrazione di competenze culturali e professionali così diversificate non può essere favorita da numeri così alti».

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