Il dolore
Il Pdl spinge per far posto all'Udc
i.b.
Per il partito il sindaco dovrebbe rinunciare a un proprio assessore
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LUCCA. Un assessore in più all'Udc, uno in meno in quota al sindaco. Secondo il Pdl potrebbe essere questa la strada per rimettere pace in maggioranza. E ottenere due risultati in un colpo solo: dare più visibilità all'Udc che fra consiglieri comunali diretti e satelliti vanta 6 esponenti e assicurare l'elezione di un presidente del consiglio comunale del Pdl. Il partito di maggioranza relativa, infatti, è consapevole che con l'Udc insoddisfatta (e sul piede di guerra) non riuscirà a ottenere la presidenza dell'assemblea, neppure ora che (almeno formalmente) ha fatto pace con Forza Lucca. La matematica non mente: 12 consiglieri del Pdl, più 6 di FL più il sindaco, non fanno 21, il quorum necessario (dopo la seconda votazione) per recuperare la carica persa dopo la mozione di sfiducia a Marco Agnitti. I voti dell'Udc e degli altri consiglieri di centro, oltre che quello di Luca Lucchesi (ex Per Lucca, oggi gruppo misto) sono fondamentali. Ma a oggi questi appoggi non sono scontati. Lucchesi deve ancora digerire il fatto di essere stato "destituito" dal ruolo di capogruppo e anche da gruppo di Per Lucca proprio durante la presidenza Agnitti (e quindi Pdl); l'Udc ha fatto presente in tutti i modi la necessità di riequilibrare i rapporti di forza in giunta e nelle istituzioni fra alleati di maggioranza e finora non è stata ascoltata. Il quadro è chiaro al Pdl che oggi si riunisce proprio per affrontare la questione della presidenza del consiglio comunale. Ma trovare un candidato non sarà semplice: nessuno si fa avanti, senza la certezza dell'elezione. Non c'è consigliere che voglia correre il rischio (reale) di essere impallinato. Tanto meno Marco Agnitti che, proprio pochi giorni fa, ha annunciato che non si sarebbe ripresentato per questo incarico. A nessuna condizione. Invece, il partito di maggioranza relativa spinge proprio per ricandidare l'avvocato eletto nelle fila di An. E sta lavorando in questo senso, perché solo con la sua rielezione ritiene che verrebbe lavata l'offesa subita con la mozione di sfiducia promossa e sostenuta da Forza Lucca. C'è anche chi, nel centrodestra, non esclude che la candidatura di Agnitti possa tornare fuori, in presenza di un accordo blindato di maggioranza, che includa l'Udc (non recalcitrante) ed escluda, quindi, la presenza di franchi tiratori. In realtà, nel Pdl c'è chi vorrebbe ricandidare Agnitti anche senza la certezza della rielezione, perché con questa mossa si difenderebbe un principio, un diritto violato «e per difendere i principi a volte si può anche perdere». Che Agnitti voglia porgere anche l'altra guancia non è affatto scontato. Mentre che possa riprendere il ruolo istituzionale, occupato dall'inizio della legislatura, in presenza di una votazione sicura non si può escludere a priori. Tutto sta nell'aggiustare i rapporti con l'Udc. E questa carta, secondo il Pdl, può essere giocata solo dal sindaco, rinunciando a uno dei suoi tre assessori. Ipotesi che non sembra percorribile, visto che anche nella fase acuta della crisi ha imposto il sacrificio al Pdl per far posto in giunta a Forza Lucca. Ma dopo aver perso un assessore (Luca Leone, nominato consigliere di Lucca holding) il Pdl non ha intenzione di muovere altri passi indietro. E spera, perciò, che Favilla non commetta errori martedì nell'attribuzione delle deleghe agli uomini di FL.
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