Il Tirreno

Lucca

Crisi, c'è ancora lo scoglio del presidente

Ilaria Bonuccelli
La seduta del consiglio comunale (foto Vip)
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La seduta del consiglio comunale (foto Vip)

Il Pdl rischia di non tornare a gestire l'assemblea senza un accordo con l'Udc

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 LUCCA. Passa la variante sullo stadio, ma non i dissapori interni alla maggioranza. Il sindaco, Mauro Favilla, fa presente che si aspetta piena lealtà da tutte le forze che hanno sottoscritto il programma di fine mandato. E sul programma l'avrà. Ma non esistono accordi di coalizione né scritti, né verbali, sul presidente del consiglio comunale. Non c'è nulla, insomma, che possa costringere l'Udc a votare un presidente del Pdl, anche se il partito di maggioranza relativa rivendica questa carica per lavare l'onta della sfiducia a Marco Agnitti, silurato coi voti di Forza Lucca, l'ala del centrodestra ora tornata organica alla maggioranza. E FL voterà il presidente del Pdl, proprio in virtù di un accordo a due, che esclude i centristi.  Già ieri Maurizio Dinelli, facendo partecipare il proprio gruppo alla prima votazione sul presidente del consiglio comunale ha evitato che la procedura venisse annullata (visto che il Pdl, invece, non ha partecipato). Ma questa disponibilità non basta a garantire che non ci saranno altri intoppi. Lo sanno bene i politici di lunga data che, conti alla mano, sono coscienti che non basteranno i voti del Pdl (11), di Forza Lucca (6) e del sindaco (19 in tutto) a far eleggere un presidente del partito di maggioranza relativa. Senza i voti di Udc, Lucca il centro e gruppo misto, insomma il candidato del Pdl non ha chance.  Quindi la crisi potrebbe ripresentarsi anche più violenta di prima, se è vero che il Pdl ha posto l'elezione di un proprio esponente a presidente dell'assemblea come condizione per mandare avanti l'amministrazione. Ma il Pd non crede più a questi ultimatum, visto che - come scrive la segreteria comunale - «già nelle scorse settimane il Pdl aveva detto "Chi sfiducia Agnitti sfiducia il sindaco". A queste parole non è seguito nulla». Quindi non è esclusa un'ulteriore retromarcia. Anche perché - sostiene il Pd - tutte le diatribe sono servire solo a soddisfare nuovi appetiti di poltrona, che potrebbero anche ripresentarsi perché non soddisfatti. Del resto, lo stesso Dinelli ribadisce che il proprio gruppo ha una rappresentanza in giunta non proporzionale al reale peso politico. E l'accordo «raggiunto con la partecipazione in prima persona del sindaco è un punto di partenza e non certo di arrivo». Quindi, anche se FL assicura che non avanzerà nuove pretese di poltrone, riconosce che per realizzare il programma sottoscritto «serve l'impegno di tutti e una forte coesione della maggioranza che ancora appare non esserci». Gli interventi del Pdl in consiglio comunale confermano questa impressione. Del resto non è un segreto che buona parte del gruppo (dal capogruppo Lido Fava all'ex sindaco Pietro Fazzi) avrebbero preferito le elezioni anticipate a una «pace armata», come la definisce il Pd, che rende il Pdl ostaggio del sindaco e delle altre forze di maggioranza. Che non disdegnano attenzioni verso il centrosinistra, come riconosce Dinelli e anche Antonio Trapani, nuovo consigliere che ha aderito a Forza Lucca invece che al Pdl. Entrambi, infatti, puntano sul dialogo con l'opposizione per portare avanti le pratiche importanti. Urbanistiche e non. La sinistra, però, non risparmia critiche anche a FL. E, insieme all'Udc, fa presente che se tutta la crisi si è ridotta alla nomina di 2 assessori per i dinelliani, «si poteva risolvere già a giugno, senza tenere paralizzata la città per mesi».

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