Sicurezza
Caro mense, ora fa paura il gas
Alessandro Petrini
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Il centro di cottura di San Filippo Le famiglie temono di scattare di fascia per le bollette del metano
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LUCCA. Genitori in rivolta contro il caro mensa. Quello che preoccupa le famiglie non è tanto il costo assoluto del pasto, quanto gli indicatori selezionati dal Comune per determinare le fasce di reddito. Il timore, infatti, è che prendendo in considerazione i consumi del metano (oltre a quelli dell'elettricità) venga applicata la tariffa massima di 4,40 euro a pasto, contro la minima di 3,20 euro, pagata al momento in attesa di eventuali conguagli. I primi malumori sono stati sollevati in una riunione (autoconvocata) dei genitori dei bambini di materna ed elementare di Saltocchio e di Ponte a Moriano. L'obiettivo era proprio stabilire le misure da adottare contro "l'aumento indiscriminato" del prezzo dei buoni pasto della mensa. «La protesta è salita per questo rincaro - spiega il consigliere del Pd Luca Moriconi, presente alla serata come osservatore - ma soprattutto c'era poca chiarezza e tutti hanno chiesto di conoscere meglio i termini della delibera delle tariffe». I chiarimenti, in effetti, sono disponibili sul sito del Comune e in tutte le scuole, dove è in distribuzione la lettera che specifica i criteri di valutazione dello stato di benessere delle famiglie. Il timore, infatti, è che una famiglia con un basso redito Isee possa ritrovarsi inserito nella fascia più alta a causa dei consumi di metano e di energia. Secondo i genitori, infatti, i limiti indicati dal Comune per restare nelle fasce meno care, sono «troppo bassi rispetto alle reali esigenze dei cittadini di scaldarsi». Così la sensazione dei genitori è che l'unico interesse dell'amministrazione sia fare cassa sui genitori perché la realizzazione del nuovo centro cottura ha portato soprattutto nuove spese. «Per quello che abbiamo potuto verificare finora è molto facile andare oltre la soglia minima dei consumi - sostiene Moriconi - perché basta per esempio avere un anziano in casa per avere automaticamente dei consumi maggiori. E questo non incide affatto sulla reale capacità di spesa di una famiglia. Per questo ci muoveremo nei confronti del Comune per chiedere delle modifiche al regolamento». In realtà lo stesso Pd, come Rc e Forza Lucca avevano chiesto l'introduzione delle fasce di reddito per evitare che tutte le famiglie (ricche o povere) pagassero il servizio allo stesso modo. Ma le modifiche introdotte incontrano resistenze. «Ho preso atto - spiega il dirigente all'istruzione, Graziano Angeli - delle istanze sollevate dalle famiglie, preoccupate più dai consumi del gas che da quelli dell'elettricità. Ho già riportato le perplessità al sindaco e all'assessore, anche se ho fatto presente alle famiglie che i consumi medi annui presi in considerazione come indicatori di benessere (1.400 metri cubi di metano) sono più alti di quelli che ci erano stati suggeriti da Gesam. Corrispondono, infatti, ai consumi medi indicati dall'Autorità garante per l'energia». E, comunque - conclude Angeli - «è stata introdotta una tolleranza del 10% sul consumo medio: rimanendo entro questo limite, non si paga la tariffa massima. Si finisce nella tariffa superiore a quella iniziale».
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