Gioco
Tregua armata a destra: il Pdl aspetta l'elezione del presidente del consiglio
Ilaria Bonuccelli Alessandro Petrini
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Il sindaco Favilla con lex assessore Leone (Vip) Scarsa fiducia nei ritrovati alleati di Forza Lucca «Devono ritirare le mozioni contro gli assessori»
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LUCCA. L'ex sindaco Pietro Fazzi lo definisce «un matrimonio di interesse», senza nascondere un certo scetticismo sulla durata. Il vicecapogruppo del Pdl, Franco Fabbri, avverte che, anche in un accordo (più o meno rattoppato) «ci sono limiti alla disponibilità». E che fino a quando non sarà stato eletto un presidente del consiglio comunale del Pdl, i giochi non si potranno considerare chiusi. Tra Pdl e Forza Lucca, dunque, la tregua è ancora armata, se è vero che perfino il sindaco, nel consiglio comunale della pacificazione, ammette: «I gruppi consiliari di maggioranza ritengono che le divergenze politiche che si sono aperte in questo momento debbano trovare una possibile composizione all'interno dei movimenti politici, senza influenzare la vita amministrativa». In sostanza, non è che le due anime del centrodestra abbiamo proprio fatto pace: hanno solo rimandato lo scontro su un altro terreno, più politico. Sul versante amministrativo, però, tutti - Pdl e Forza Lucca - giurano fedeltà al programma (denso) di fine mandato che il sindaco non ha presentato in aula, per il voto di fiducia (una sorta di giuramento di lealtà) perché le ultime firme sono arrivate solo nel pomeriggio. E quindi non era pronto per la distribuzione. L'elenco delle «cose da fare» nei prossimi 20 mesi, dunque, viene rimandato alla prossima seduta, come l'elezione del presidente del consiglio: anche se l'accordo è che debba essere un membro del Pdl a ricoprire questo ruolo, il partito di maggioranza relativa non se l'è sentita di mettere un altro esponente sulla graticola della maggioranza qualificata (28 voti). Non dopo la sfiducia votata, proprio con i voti di Forza Lucca, a Marco Agnitti. E quindi, ieri sera, non ha partecipato alla prima votazione. Al di là degli accordi ufficiali, questa ferita brucia ancora molto nel Pdl. Costretto a rimangiarsi, nel giro di pochi giorni, il veto all'ingresso degli assessori di FL in giunta, il veto a far fuori un assessore del Pdl per far spazio ai dinelliani (invece è uscito Luca Leone) e anche la minaccia del voto anticipato in caso di sfiducia ad Agnitti. Non a caso, il capogruppo del Pdl, Lido Fava ribadisce che a questo schiaffo si può rimediare in un solo modo: eleggendo un presidente del consiglio comunale del pdl. «Chiederemo agli alleati di maggioranza il rispetto di punto dell'accordo, come condizione necessaria per una tranquilla navigazione verso gli obiettivi che ci siamo prefissati». E solo la possibilità di lavare l'offesa ha convinto il Pdl a riprovare a mettere insieme i cocci del centrodestra «quando il cuore ci diceva di andare da un'altra parte». E cioè verso la rottura e le elezioni anticipate. All'accordo siglato, dunque, sembra mancare il vero cemento: la fiducia fra alleati. Tanto che lo stesso Fabbri ammette di non considerare fatta la pace fino a quando non saranno ritirate anche le mozioni contro gli assessori del Pdl che circolavano nei giorni scorsi. In particolare quella contro l'assessore all'istruzione, Donatella Buonriposi, contestata (anche pesantemente) da Forza Lucca, dopo il caos scatenato dalle nuove tariffe delle mense. Ma un passo indietro viene chiesto (soprattutto a Benedetto Stefani, nuovo assessore di FL) rispetto alle critiche mosse a quello che ora diventa il collega di giunta, Filippo Candelise che ha la delega al commercio. Assicurazioni in questo senso sono state date, ma per Fabbri sono, comunque, ancora «da verificare nei fatti». Alla luce dei fatti accaduti nelle ultime settimane, Fazzi ammette che «come Pdl abbiamo fatto molti passi indietro e alla fine ci siamo finiti in un matrimonio di interesse, contratto nell'interesse della città e della continuità amministrativa. Ma la nostra dignità non è negoziabile». D'altro canto anche FL sostiene di essersi accontentata in questo accordo, avendo accettato due soli assessori: «Anche il sindaco - conferma il capogruppo Maurizio Dinelli - ha convenuto che un gruppo di 7 consiglieri è chiaramente sottorappresentato in questo modo. Abbiamo comunque accettato perché il sindaco ci ha rappresentato le difficoltà di concordare il nostro ingresso in giunta con il resto della maggioranza e ci ha ribadito la ferma volontà di non accettare il nostro appoggio esterno. Così abbiamo deciso di privilegiare il programma ai posti». Tanto che per far entrare due assessori in giunta, FL ha acconsentito a perdere 2 consiglieri e due presidenze di commissioni importanti: urbanistica e lavori pubblici. Rimaste fuori dagli accordi. E quindi ora terreno di caccia libera per tutti i partner di maggioranza.
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