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Lucca

Alt a supplenze e gite In rivolta le scuole del sesto circolo

Nadia Davini
La manifestazione contro la riforma Gelmini che si è tenuta nel centro storico
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La manifestazione contro la riforma Gelmini che si è tenuta nel centro storico

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  LUCCA. Continua la protesta degli insegnanti. Stavolta a esprimere il dissenso nei confronti della riforma Gelmini è il sesto circolo didattico che annuncia la propria «indisponibilità» a effettuare attività aggiuntive non strettamente collegate alla didattica. Quindi niente supplenze, niente visite guidate e viaggi di istruzione, niente prove Invalsi. Non solo. Il sesto circolo pretende anche l'invio di un ordine di servizio per smistare gli alunni in altre classi. In più, il circolo annuncia anche la riduzione drastica dei progetti, della burocrazia e delle ore delle commissioni, aumentando le ore per la flessibilità organizzativa. Un gesto chiaro, dovuto ai tagli all'istruzione pubblica generati dal governo. «Abbiamo preso questa decisione - spiegano gli insegnanti delle scuole primarie di San Vito, Antraccoli e Arancio - a fronte della situazione drammatica in cui si trova la scuola pubblica, dopo i tagli trasversali operati dal ministro all'istruzione Maria Stella Gelmini e dal ministro alle Finanze Giulio Tremonti. L'eliminazione delle compresenze nelle scuole primarie mina la qualità del modello pedagogico del tempo pieno, che rischia di essere inevitabilmente riconvertito in un tempo normale lungo». Inoltre - proseguono le scuole del sesto circolo - «comporta la distruzione dei moduli che prevedevano pluralità di docenti e possibilità di approfondimenti e recupero nelle ore di contemporaneità, ora sparite. Ed elimina anche la continuità didattica con possibili perdenti posto, rotazione di insegnanti da una classe all'altra e da una scuola all'altra. In altre parole è la fine del tempo pieno fino ad oggi attuato».  Poi c'è il problema dei tagli, della qualità didattica messa a dura prova e della sicurezza mancante: «La forte riduzione dei fondi a disposizione delle scuole per il funzionamento delle attività didattiche ridimensiona la realizzazione del progetto educativo. La diminuzione delle ore per i bambini disabili colpisce il loro diritto ad essere seguiti, anche individualmente. L'impossibilità ad uscire con una classe di bambini per evidenti motivi sia assicurativi sia di sicurezza impedisce la realizzazione di visite guidate. L'inadeguatezza delle strutture scolastiche obbliga gli operatori delle scuole a lavorare in condizioni di non sicurezza, con aule strapiene ed edifici non rispondenti alle norme della 626. Infine il continuo smembramento delle classi per la non nomina dei supplenti danneggia gravemente l'offerta formativa».  Infine, non manca la solidarietà agli insegnanti precari i e al personale non docente che hanno perso il posto di lavoro. «Siamo indignati - concludono le scuole -, rispetto a questo modo di intendere la scuola pubblica solo come un costo da tagliare. Richiederebbe invece un massiccio investimento di risorse anche per far uniformare il nostro paese, come impegno di spesa, almeno ai livelli medi europei citati dall'Ocse».

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