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Lucca

Sullo stadio decida il consiglio

Sullo stadio decida il consiglio

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LUCCA. Più parcheggi, almeno il doppio di quelli oggi previsti: 1000 invece di 500. Un piano attuativo approvato dal consiglio comunale. La revisione dell'accordo che il Comune ha già siglato con la Lucchese calcio: sono queste le condizioni che Governare Lucca, ex forza di maggioranza, pone all'amministrazione comunale per votare la variante urbanistica necessaria alla riqualificazione dello stadio.

Se queste condizioni non verranno accettate, se il consiglio comunale, insomma, verrà defraudato delle sue competenze - fra le quali rientrano anche le decisioni sulle alienazioni e gli acquisti di immobili - Governare Lucca presenterà una denuncia alla Procura. Soprattutto perché - secondo il movimento - nell'operazione com'è attualmente congegnata sono prevalenti gli interessi dei privati rispetti a quelli della collettività. Per almeno due ragioni: intanto perché, in base all'accordo siglato del 2009, in cambio dei lavori, la Lucchese avrebbe lo stadio in concessione per 99 anni, con possibilità di dare beni o servizi al Comune in permuta parziale o totale del diritto di superficie (o del canone per il diritto di superficie); inoltre per la portata degli interventi previsti oltre quelli di recupero degli impianti sportivi: oltre ai negozi, ai servizi, all'albergo, infatti, è prevista anche una Rta (Residenza turistica attrezzata) che consente la realizzazione di mini-appartamenti.  «Come Governare Lucca - spiega il presidente Piero Angelini - non vogliamo stravolgere il master plan presentato dalla società né impedire il recupero dello stadio. Solo vogliamo che questo master plan sia il punto di partenza (e non di arrivo) della discussione sullo stadio che si deve tenere in consiglio comunale. Intanto perché la legge regionale sull'urbanistica impone l'adozione e l'approvazione di un piano attuativo per il recupero e la riqualificazione di strutture pubblico o di prevalente interesse pubblico. Ed è indubbio che lo stadio rientri fra queste strutture. Se si abdicasse al piano attuativo l'amministrazione comunale andrebbe incontro a una forzatura urbanistica per la quale presenteremmo una denuncia alla Procura».  Il timore che il consiglio comunale venga bypassato nasce in Governare Lucca da una serie di precedenti, citati dallo stesso Angelini: l'accordo sulla durata della concessione dello stadio siglato senza passaggi in aula, nonostante alienazioni e acquisti di immobili siano una prerogativa dell'assemblea; la decisione di portare avanti il progetto senza inserirlo nella variante di minima al regolamento urbanistico e al piano strutturale quando il consiglio comunale nel 2009 all'unanimità aveva indicato questa come unica strada percorribile per arrivare alla riqualificazione del Porta Elisa; la scelta di rinunciare alla Vas che a marzo era stata ritenuta necessaria.

In effetti, nell'ordine del giorno approvato all'unanimità dal consiglio comunale a luglio 2009, si prevede, infatti, «l'inserimento nella prima variazione al regolamento urbanistico conseguente al monitoraggio in corso (sulle volumetrie) delle variazioni che si rendano eventualmente occorrenti». Non solo. Se la legge regionale impone il piano attuativo per interventi di questo tipo, il regolamento urbanistico (all'articolo 130) precisa che, se l'intervento avviene per iniziativa di privati, «deve essere disciplinato da un'apposita convenzione che approva il progetto, stabilisce i parametri edificatori, ne regola tempi e modi di esecuzione e ne assicura l'uso pubblico, compatibilmente con le esigenze di recupero e di equa remunerazione delle risorse investite». Perché questo avvenga - conclude Angelini - è necessario che l'intera operazione sia affidata e gestita da «una società mista, con il 51% delle quote al pubblico. E queste decisioni spettano al consiglio comunale non alla giunta che, peraltro, non ha neppure approvato la delibera della variante urbanistica dello stadio, riversando tutte le responsabilità sull'assemblea».

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