Il dolore
«Ho visto Tavella sparare»
Luca Tronchetti
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Da sinistra parenti e amici della vittima, in mezzo lavvocato Marzaduri, legale di parte civile e a destra lavvocato Zanobini che assiste limputato Tavella (vip) Il racconto del testimone chiave dell'omicidio di S. Maria a Colle
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LUCCA. «Ho visto Tavella che tirava fuori la pistola e con il braccio teso sparava in direzione del giardino di casa della vittima». È la testimonianza chiave della prima udienza del processo per l'omicidio di Rossano Bastianelli, 46 anni, l'assistente capo della polizia penitenziaria di Lucca, ucciso nel pomeriggio del 31 agosto 2009 a Santa Maria a Colle dall'imprenditore Pasquale Tavella, 71 anni, che sparò tre colpi di pistola all'indirizzo dell'ex amico che si trovava nell'orto della sua casa. Davanti ai giudici della Corte d'Assise, Alberta Giorgetti, una vicina di casa della vittima, parla lentamente e descrive con estrema precisione la scena del crimine. Rispondendo punto su punto alle domande incalzanti del legale dell'imputato senza prestare il fianco a una diversa interpretazione dei fatti descritti. Lei è l'unico testimone oculare ad aver visto l'assassino puntare l'arma e fare fuoco una prima volta. Ed è l'unica ad aver notato che Tavella perdeva sangue del naso mentre si dirigeva verso lo stradello pur non avendo veduto - nemmeno lei - la vittima sferrare un pugno al suo carnefice pochi istanti prima del compiersi della tragedia. Il suo racconto è il più completo ed esaustivo tra i tanti testimoni dell'accusa che hanno raccontato ai giudici quanto visto e udito quel tragico pomeriggio di fine agosto. «Ero in giardino - racconta Alberta Giorgetti - quando ho visto una macchina arrivare a forte velocità in via del Burlamacco. Sulla strada c'era Rossano Bastianelli che ha urlato: "Vai piano". L'auto ha rallentato, l'agente della polizia penitenziaria si è diretto verso il conducente, rimasto nell'auto, e i due hanno iniziato a parlottare. Sono scesa in strada e ho detto al mio vicino di lasciar perdere, che non conveniva. Tuttavia tra Bastianelli e il conducente della vettura non c'è stata una discussione animata. La monovolume dopo pochi secondi è ripartita e Rossano, che trascinava una cariola, mi ha detto mentre si dirigeva verso il suo giardino che al volante della vettura c'era Tavella. Mi sono girata per rientrare nella mia proprietà quando con la coda dell'occhio ho visto la macchina di Tavella fermarsi a una distanza di 30 metri dal punto dove era iniziata la discussione. Allora ho guardato meglio. Ho visto il conducente scendenere e chinarsi come uno che guarda sotto i sedili. Poi è tornato indietro dirigendosi verso il giardino di Bastianelli. Tra me ho pensato: "Ora si picchiano". Mi ha superato e ho visto che teneva la mano in tasca mentre mi è sembrato che perdesse del sangue dal naso. È stato un attimo: l'ho visto mentre estraeva la pistola e con il braccio teso parallelo al terreno ha esploso il primo colpo verso la stradella dove si trova l'orto di Rossano. Ero spaventata. Sono fuggita verso la mia abitazione correndo nella vigna limitrofa dove c'era mio marito. E mentre scappavo ho udito nitidamente altri due colpi d'arma da fuoco. Sarà passato si e no un minuto dal primo colpo esploso. A quel punto ho sentito le urla della moglie di Rossano». LA DIFESA DELL'OMICIDA. Pasquale Tavella rischia l'ergastolo. Ha ucciso un uomo sparando tre colpi di pistola, di cui uno rivelatosi letale. E sul suo capo pende l'aggravante dei futili motivi. E proprio sul punto che il suo legale, avvocato Gabriele Zanobini di Firenze, cerca di convincere la Corte d'Assise a considerare due elementi a suo giudizio trascurati dagli inquirenti e che lui ritiene essenziali: il presunto pugno sferrato dall'assistente di polizia penitenziaria al suo assistito mentre si trovava al volante della sua Opel Zafira con le cinture allacciate e la presenza di una pala arrugginita con manico in legno vicino al cadavere. Sul primo punto non ci sono conferme dirette. I testimoni sfilati davanti ai giudici hanno negato di aver visto Bastianelli colpire il conducente all'interno della monovolume. Tuttavia dalla deposizione del maresciallo De Meo della sezione biologia dei Ris di Roma risulta che le macchie di sangue sul tappetino dell'auto, sulla maglietta a maniche corte a righe e sui pantaloncini corti neri che indossava quel giorno l'omicida appartengono senza ombra di dubbio a Tavella. E dal certificato medico stilato nel carcere di Pistoia, dove l'imprenditore si costituì nella tarda mattinata successiva al delitto, emerge un edema con segni di sanguinamento al naso e all'interno del labbro inferiore. Per Zanobini quindi l'imputato avrebbe agito in seguito a una provocazione (il pugno). Un'azione che non giustifica la legittima difesa o l'eccesso colposo di legittima difesa, ma che nelle intenzioni dell'avvocato di Tavella eliminerebbe l'aggravante dei futili motivi. Sul secondo punto i testimoni non ricordano nulla sul posto esatto dove era collocata la pala da lavoro di Bastianelli (ritrovata sopra una catasta di legna) nel momento in cui la moglie della vittima e una vicina di casa scoprirono il corpo. Dal profilo del Dna sono state repertate due tracce: una, nella parte mediana anteriore del manico, che appartiene a Bastianelli e un'altra, nella parte terminale posteriore del manico, attribuibile a «individuo ignoto» e comunque non a Tavella. La risposta che la difesa attendeva. Visto che nella ricostruzione di parte l'assassino avrebbe sparato all'indirizzo di Bastianelli poichè l'assistente capo aveva imbracciato la pala e stava dirigendosi verso di lui con l'intenzione di colpirlo. Qualcuno poi avrebbe provveduto a spostare l'arnese da lavoro per evitare che fosse ritrovato vicino al cadavere allontanando i sospetti che la vittima potesse averlo usato contro l'aggressore. Una ricostruzione che non ha riscontri testimoniali e oltretutto non appare troppo logica: se familiari o amici del morto volevano disfarsi della pala avrebbero avuto il tempo per gettarla via e non lasciarla su una catasta di legna a 3 metri dal cadavere. LE PROSSIME MOSSE La difesa ha contestato le misurazioni (distanze e pendenze) effettuate dai carabinieri del reparto investigativo. E sin dall'avvio del dibattimento ha chiesto alla Corte di eseguire un «esperimento giudiziario» con sopralluogo dei giudici sul luogo del delitto. Intanto il 26 ottobre saranno sentiti i consulenti di parte: i periti balistici (Minervini per la procura, Donato per la difesa, Balzi per la parte civile) e i medici legali (Di Paolo per la procura, Fabbri per la difesa, Martinelli per la parte civile). La sentenza è attesa per il 9 novembre.
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