La manifestazione
Alce, un altro ricorso al Tar
Claudia Ponziani
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La conferenza stampa di presentazione del ricorso al Tar Otto cittadini chiedono l'annullamento dell'autorizzazione alla centrale
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BAGNI DI LUCCA. Nuovo ricorso al Tar per la vicenda Alce. A presentarlo stavolta sono Maura Bertolozzi, Ilide Brunicardi, Ramona Monti, Graziella Maria Moriconi, Enzo Fazzi, Giovanni Ghilardi, Vincenzo Giovannini ed Emilio Tampucci. Gli otto ricorrenti fanno parte dei Comitati Ambiente e Salute e risiedono in prossimità dello stabilimento Alce di Fornoli. Con la consulenza tecnica del dottor Marco Stevanin (Studio Terra) e il patrocino dell'avvocato Gianluigi Ceruti, hanno proposto ricorso giurisdizionale amministrativo al Tar Toscana chiedendo l'annullamento della determinazione dirigenziale provinciale (pubblicata il 23 giugno 2010) con la quale è stata autorizzata la modifica dello stabilimento Alce e la conseguente realizzazione di una centrale a biomasse. Alla base del ricorso ci sono «i danni igienico-sanitari e il deprezzamento patrimoniale dei beni connessi con la realizzazione di un impianto a biomasse». Spiega l'avvocato Ceruti: «Il documento contiene censure riguardanti l'omessa esecuzione delle procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione integrata della variante al piano regolatore comunale, l'illegittimità della variante al piano strutturale, il contrasto del piano territoriale di coordinamento provinciale, del piano di bacino del fiume Serchio, del piano di indirizzo energetico regionale e delle misure di salvaguardia per la difesa degli acquiferi del piano strutturale. Il progetto - ricorda Ceruti - è compreso nell'elenco delle industrie insalubri di prima categoria del decreto ministeriale 5 settembre 1994. Questi cittadini - prosegue l'avvocato - non hanno il litigio nel loro dna. Prima del ricorso al Tar e al fine di evitare un contenzioso costoso sia per l'amministrazione provinciale che per i privati, hanno sollecitato, senza esito alcuno, l'ingegner Roberto Pagni, dirigente del servizio ambiente della Provincia, affinché provvedesse allo svolgimento delle procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione integrata degli effetti della variante del piano regolatore generale. Possiamo capire la posizione dell'azienda ma non quella di enti che dovrebbero essere super partes come la Provincia». Aggiunge Emilio Tampucci (rappresentate dei comitati): «Mentre per la vicenda Lucart abbiamo avuto sei anni di tempo, qui, con l'autorizzazione unica, abbiamo avuto solo sei mesi. Ci siamo trovati di fronte un muro politico. Ci hanno obbligato a fare ricorso sul piano giurisdizionale quando la questione poteva essere risolta nella Conferenza dei servizi». Donatella Zanotti dei comitati ambiente e salute, dice: «È gravissimo che i cittadini debbano muoversi per ricorso. Il sindaco di Bagni di Lucca Giancarlo Donati si è schierato a priori senza preoccuparsi di esigere accertamenti. L'aspetto più preoccupante è la volontà politica di perseguire questa autorizzazione». Conclude il dottor Stevanin: «Nella perizia consegnata ai comitati nel marzo 2010 sono indicate tutte le criticità, e la necessità di valutazione di impatto ambientale per decidere in merito alla possibilità di realizzare o meno l'impianto. È un discorso di metodo. La Provincia non fa quello che dovrebbe fare: tutelare».
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