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Lucca

Si apre il processo per l'omicidio di S. Maria a Colle

Si apre il processo per l'omicidio di S. Maria a Colle

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LUCCA. Sparò tre colpi di pistola e uno uccise l'amico, con il quale poco prima aveva avuto una banale discussione. Stamani l'imprenditore Pasquale Tavella, 71 anni, compare in Corte d'Assise dove si apre a suo carico il processo per l'omicidio, avvenuto a Santa Maria a Colle nel tardo pomeriggio del 31 agosto 2009, di Rossano Bastianelli, 46 anni, assistente capo della polizia penitenziaria di Lucca, che si trovava nell'orto della sua abitazione. L'accusa principale è omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Tavella deve anche rispondere del porto e della detenzione dell'arma del delitto, una Beretta calibro 9 corto. L'imputato (difeso dagli avvocati Nicola e Gabriele Zanobini di Firenze) comparirà davanti ai giudici togati Ferro (presidente) e Billet e a sei giudici popolari. L'accusa è retta dal pm Corucci. L'udienza inizierà alle 9: secondo un calendario non ancora ufficiale ne sono previste altre due. Salvo eccezioni preliminari, oggi saranno ascoltati i sei testi dell'accusa, quindi gli inquirenti dei carabinieri che condussero le indagini, infine il perito balistico Donato e il medico legale Fabbri.  La famiglia Bastianelli (la vedova Antonella e la figlia Valentina, la mamma e il padre della vittima Fausta D'Ascenzi e Quirino Bastianelli, la sorella Catia e il fratello Nunzio) si è costituita parte civile ed è rappresentata dal professor Enrico Marzaduri.  «Ehi Pasquale, prova ad andare più piano». Bastianelli, assistente capo della polizia penitenziaria in servizio da 24 anni al carcere di San Giorgio, era a zappare nell'orto, uno dei suoi passatempi preferiti lontano dal lavoro. Aveva apostrofato l'amico di tanti anni e questo gli era costato la vita. Tavella, calabrese trapiantato in Lucchesia con la famiglia, non aveva lasciato correre. E gli aveva sparato mentre lui era chino, intento a scaricare una cariola.  Il proiettile, esploso dall'alto verso il basso, aveva perforato un polmone e centrato il cuore. La morte era arrivata in pochi secondi.  Dopo il richiamo di Bastianelli, Tavella era sceso dall'auto, una Zafira, e si era messo a discutere. Non un litigio, più che altro uno scambio di parole. Tavella, imprenditore edile dal 1962 residente in Lucchesia, aveva rimuginato la vendetta. Aveva fatto qualche metro con la macchina, era sceso, aveva aperto il cruscotto e preso l'arma, che si era messo in tasca. Poi era andato verso Rossano e sparato tre colpi, uno dei quali mortali. Bastianelli, che a fine anno sarebbe stato riformato e avrebbe goduto della pensione, era crollato in una pozza di sangue. Morte praticamente istantanea. L'assassino si era allontanato in macchina e il giorno seguente si era costituito.  La famiglia Bastianelli, gente perbene stimata da tutti, è distrutta dal dolore. Valentina, una dolce ragazza impegnata anche nel volontariato, non sa darsi pace. Lavora in uno studio dentistico, dà soddisfazioni alla mamma Antonella che la segue con grandissimo affetto. «Chiediamo giustizia», dicono Antonella e Valentina. D.C.

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