Il Tirreno

Lucca

Il sindaco fa saltare il consiglio

Ilaria Bonuccelli
Il sindaco Mauro Favilla e i banchi dei consiglieri del Pdl
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Il sindaco Mauro Favilla e i banchi dei consiglieri del Pdl

Vuole una maggioranza certa o si va ed elezioni anticipate

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 LUCCA. La crisi esplode in mattinata. Il sindaco convoca d'urgenza i capigruppo e chiede di spostare (a giovedì) il consiglio comunale previsto per la sera. Mauro Favilla sa di non avere la maggioranza blindata che ha chiesto per finire il mandato. E non si vuole presentare in aula con il rischio di affossare la variante dello stadio. Per questo annuncia che se il centrodestra non si ricompatta entro stasera, si va al voto anticipato.  La sua speranza è che l'accordo entro oggi si trovi. E si basa soprattutto sulla consapevolezza che molti assessori non vogliono la fine anticipata della legislatura perché non possono rinunciare allo stipendio da politico. Lo sapeva già Favilla, ma ieri mattina ne ha avuto la riprova con il viavai di assessori che, quando si è sparsa la voce di un possibile rimpasto di giunta, sono andati a pregarlo di non revocare le loro deleghe.  Il filo è un po' sottile. E a seconda di dove si tira rischia di spezzarsi. Il Pdl, infatti, non accetterebbe mai l'azzeramento della giunta, non sgradito a Forza Lucca e neanche all'Udc che da mesi reclamano un maggiore equilibrio (a livello di incarichi) fra tutte le forze di maggioranza. D'altro canto, Forza Lucca ribadisce che non ci sta a siglare un accordo per ampliare la giunta a 14 assessori, in modo da trovare il posto per il gruppo dei 7 consiglieri fuoriusciti dal Pdl. E se Favilla si ostina ad andare in questa direzione (quella sostenuta dal Pdl) FL rinuncerà agli assessorati, si limiterà all'appoggio esterno all'amministrazione e accarezzerà anche l'idea di dichiararsi all'opposizione.  Il messaggio sembra chiaro a Favilla che tenta di chiudere l'accordo con una giunta a 13 assessori, ma la soluzione potrebbe scontentare entrambi i gruppi del centrodestra: il Pdl perché ha accettato di malavoglia di recedere dal veto all'ingresso degli assessori di FL in giunta; Forza Lucca perché sostiene che, anche con un assessore in meno, i posti riservati al Pdl in giunta e non solo sono ancora troppi. E non sono proporzionali al reale peso del gruppo consiliare, sceso a 11 componenti. A ribadire il concetto è il capogruppo di FL, Maurizio Dinelli: «Già a luglio abbiamo detto di no all'ampliamento della giunta a 14 assessori. Il problema dell'esecutivo va posto in modo diverso: ogni partito di maggioranza deve avere pari dignità e una rappresentanza che rispecchi il suo peso politico. Questa condizione non si verifica se su 14 assessori, il Pdl continua ad averne 7, mantenendo anche il posto da vicesindaco e la presidenza del consiglio comunale. Parlare di numeri, in senso assoluto, quindi non ha alcun significato. FL, ad esempio, che esprime 7 consiglieri comunali, sarebbe equamente rappresentata se avesse 2 assessori in una giunta di 8, non di 14». In sostanza, l'obiettivo di FL è di ridurre il potere del Pdl all'interno dell'esecutivo e delle società partecipate; lo sforzo che impegna il Pdl, invece, è di evitare ridimensionamenti e umiliazioni ulteriori dopo la sfiducia votata contro il presidente del consiglio comunale, Marco Agnitti. Trovare un equilibrio fra queste due posizioni sarà difficile, anche perché perfino all'interno del Pdl (almeno fra consiglieri comunali) non sono pochi gli esponenti che vedrebbero di buon occhio la fine anticipata del mandato.  Il partito di maggioranza relativo, sfibrato da questo lungo tira e molla, di fatto appare spaccato in due: quelli che vogliono continuare la legislatura, forti del via libero del ministro Altero Matteoli all'ingresso in giunta di 2 assessori di Forza Lucca e quelli, invece, che (secondo le indicazioni dei coordinatori regionali del partito, Massimo Parisi e Riccardo Miglori) vorrebbero chiudere il capitolo dell'amministrazione Favilla prima possibile. Magari per votare in primavera con Pietro Fazzi come candidato.  Il clima non lascia ben sperare per un accordo che dovrebbe essere trovato tra ex colleghi di partito che oggi si parlano solo per interposta persona (il sindaco).  E anche chi non si rassegna alle elezioni anticipate, ammette che pure un eventuale accordo - meglio, una tregua armata - fra le due anime del Pdl non sarebbe destinato a durare a lungo.  

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