Il Tirreno

Lucca

Un flagello le razzie dei cinghiali

Angelica D'Agliano
Un flagello le razzie dei cinghiali

Distrutto il raccolto del mais, la Coldiretti: «Aziende in ginocchio»

3 MINUTI DI LETTURA





 LUCCA. Il raccolto di mais ridotto del 60 per cento negli oltre 100 ettari coltivati nella zona di Carignano, ma anche razzie nei confronti di pressoché tutte le colture (in primis gli ortaggi) nell'intera provincia. La causa sono i cinghiali, che negli ultimi mesi hanno invaso i territori coltivati dell'intero hinterland lucchese, provocando più di 50mila euro di danni. A dare l'allarme è Coldiretti, che lancia un appello alla Provincia affinché si attivi per fronteggiare il problema.  Agricoltori esasperati.  Francesco Chiocca coltiva mais a Carignano. Con il suo grano produce un'ottima farina da polenta. Nel giro di dieci giorni ha visto 3.500 metri quadrati dei suoi campi andare distrutti a causa dei cinghiali. «Non è possibile far niente - spiega Chiocca - se non chiedere i danni all'Ambito territoriale di caccia. Tuttavia mi verrà rimborsata solo la granella, con un indennizzo ridicolo. La mia impresa ha perso minimo 4-5mila euro». In generale i numeri della Coldiretti parlano di 50mila euro andati perduti in Provincia a causa degli animali selvatici nel 2009. Metà della cifra è imputabile agli storni. E quest'anno sarà peggio. Gli ultimi attacchi dei cinghiali risalgono alle scorse settimane nella zona di Carignano ma, come si legge in una nota della Coldiretti, «numerose sono le segnalazioni di danni negli ultimi mesi nei comuni di Piazza Al Serchio, Sillano, Minucciano, Camporgiano e San Romano».  Un flagello.  A spiegare la situazione è Francesco Ciarrocchi, direttore della Coldiretti: «La devastazione che ha subito Carignano è emblematica, tuttavia i cinghiali si nutrono da anni nelle cosiddette zone bianche, ossia le aree coltivate. Tutta la provincia è colpita, e in particolare le zone a ridosso delle aree montane. Il problema è che questi cinghiali non sono una specie nostrana. Si tratta di animali incrociati con esemplari slavi che hanno la caratteristica di essere molto prolifici e di spostarsi velocemente. Possono avere 8-12 cuccioli per parto e percorrere anche 100 km in un giorno. Il risultato è una popolazione in continua crescita».  Ma come si può far fronte al problema? La risposta compete alla Provincia, che può ordinare i censimenti delle popolazioni selvatiche, individuare le aree vocate per questi animali e ordinare l'eradicazione dalle zone bianche. "Eradicare" in pratica vuol dire uccidere gli animali che provocano danno, oppure scacciarli.  Un macello evitabile? Sulla soluzione da adottare Coldiretti non ha dubbi: «Quando i danni sono lievi è possibile rispondere con misure come le gabbie di cattura, che permettono di prendere gli animali vivi - spiega Ciarrocchi -. Adesso, però, l'Atc e la Provincia devono far fronte a questa emergenza autorizzando, in particolare nelle aree non vocate, battute di caccia per contenere la popolazione di cinghiali che si sta sempre più spingendo verso la valle».  Se la Provincia ascolterà l'appello di Coldiretti, dunque, il destino dei cinghiali che invadono le zone bianche sarà segnato. «Palazzo Ducale deve prendere atto del fatto che la convivenza tra agricoltori e questo animale è impossibile - aggiunge Dina Pierotti, presidente provinciale Coldiretti -. Presto alle scorribande dei cinghiali si uniranno anche gli storni, che dopo gli scempi estivi ai frutteti rivolgeranno le loro attenzioni agli uliveti. Non si può più far finta di nulla di fronte ad un'emergenza seria».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web