Sicurezza
Sei denunce per la truffa dell'etilometro
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Il call center sequestrato da dove partivano le telefonate truffa Si spacciano per funzionari delle forze dell'ordine e raggirano bar e pizzerie in Lucchesia
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LUCCA. Si spacciavano per incaricati delle forze di polizia, di personale della Protezione Civile o funzionari dell'Agenzia delle Entrate e riuscivano a convincere titolari e gestori di bar e pizzerie di tutt'Italia ad acquistare etilometri digitali o cd rom con le norme del codice della strada pagando un importo di 180 euro a fronte di una consegna tramite corriere di materiale del valore di 10 euro. Una truffa scoperta dalla sezione di pg della polizia stradale dopo che nella rete erano finiti sei esercizi pubblici della Lucchesia: una pizzeria in piazza Santa Maria, un locale a Nozzano, un bar a Castelnuovo, due a Viareggio e uno - quello decisivi per l'inchiesta - a Bagni di Lucca. A cadere in trappola, ancora una volta, centinaia di commercianti di tutt'Italia che per scarsa conoscenza della legge e credendo che dall'altro capo del filo si trovassero funzionari e dirigenti delle forze dell'ordine hanno preferito fare un bonifico per l'importo richiesto. Oltretutto gli autori del raggiro per impietosire gli esercenti e convincerli della bontà dell'operazione sostenevano che parte degli introiti sarebbero finiti ai terremotati dell'Aquila oppure ai senza tetto di Haiti. A ideare la truffa, per l'accusa, il titolare di un call center, regolarmente registrato nel 2009, con sede a Barletta: Marco Paolillo, 30 anni, di Barletta. Assieme a lui sono stati indagati per truffa e sostituzione di persona altri cinque giovani pugliesi, tra cui un minorenne, di età compresa tra 22 e 33 anni. Inoltre, nel corso di una perquisizione nel call center effettuata per conto del sostituto procuratore Lucia Rugani, i poliziotti hanno sequestrato 13 computer, 9 faldoni contenenti i contatti avuti con vari esercizi commerciali, libri come «L'ispettore di polizia» e «La benemerita» - testi sulle norme del codice della strada e altre leggi - adesivi ed etilometri usa e getta raffiguranti il logo di un sindacato di polizia nonchè fogli riportanti le modalità con le quali i dipendenti dovevano attenersi per proporre le truffe spacciandosi per poliziotti, personale della protezione civile, dei vigili del fuoco o dell'agenzia delle entrate. L'INDAGINE. Febbraio 2010. Alcuni agenti della stradale fuori dal servizio vengono a sapere che il titolare di un bar di Bagni di Lucca alcuni giorni prima ha ricevuto una telefonata da un call center. Dall'altro capo del filo un presunto funzionario di una forza di polizia lo invita ad acquistare - nell'ambito della legge sull'utilizzo obbligatorio dell'etilometro negli esercizi commerciali - un apparecchio. Se lo avesse fatto la polizia di Stato avrebbe avuto un occhio di riguardo nei confronti del locale in caso di controllo. Oltre all'etilometro avrebbero inviato gadget della polizia da applicare in negozio per far notare l'amicizia con le forze dell'ordine. Il tutto al prezzo di 180 euro. Una sorta di imposizione mascherata. La squadra investigativa della polizia stradale si mette a lavoro. Attende l'arrivo del plico spedito via Express Courier e poi informa l'autorità giudiziaria. IL BLITZ. Nel pacco che la polizia stradale prende in consegna ci sono un etilometro usa e getta del valore di 2 euro chiuso in una busta con il logo di un sindacato di polizia e un libro fotocopiato dall'originale con la copertina, raffigurante una Fiat 500 vecchio modello e con i colori della polstrada, fatta stampare da una tipografia a Milano. Un volume del costo di 5 euro sulle norme del codice stradale. In pochi giorni sono emersi altri 5 casi in Lucchesia. Gli investigatori arrivano al call center di Barletta e la procura decide di emettere un decreto di perquisizione. Gli agenti piombano in Puglia e si dirigono al call center di Paolillo. Oltre a 3-4 assegni per un importo complessivo di oltre 10mila euro, tra i documenti sequestrati c'era un articolo pubblicato il 27 febbraio 2010 dal nostro quotidiano che parlava proprio di un raggiro ai danni di un barista della Media Valle. In base a quel ritaglio-stampa il titolare del call center aveva distribuito un appunto agli operatori telefonici: «Non contattare la Toscana: c'è un'indagine in corso». E a margine le sigle delle province della Regione. Quel pezzo in cronaca de «Il Tirreno» avrebbe impedito quindi un numero maggiore di truffe ai commercianti. Tra gli altri libri sequestrati uno che la dice lunga sul modo spregiudicato di agire del titolare del call center: «Decalogo del vincente, dieci regole d'oro per una telefonata efficace». Un volume che i dipendenti dovevano obbligatoriamente imparare a memoria. Paolillo tra l'altro aveva stipulato un contratto con un corriere che doveva spedire 800 plichi al mese. Segno che il giro d'affari era di centinaia di migliaia di euro. L.T.
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