Il Tirreno

Lucca

Scuola, la rabbia in piazza

Nadia Davini
Docenti riuniti per decidere iniziative a tutela della scuola pubblica
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Docenti riuniti per decidere iniziative a tutela della scuola pubblica

Parte la mobilitazione contro i tagli del governo

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 LUCCA. «Ci vogliono ignoranti. Ci avranno ribelli». Con questa convinzione gli studenti lucchesi scendono di nuovo in piazza. E lo fanno con un sit-in, dalle 9 alle 16 di oggi, in via Beccheria. Per scioperare contro i tagli alla scuola pubblica voluti dal governo e per illustrare i motivi della mobilitazione. Si alterneranno interventi di ragazzi delle scuole superiori, ricercatori dell'Università di Pisa e insegnanti.  E verranno stabiliti anche i prossimi passi della protesta, almeno quella lucchese. Intanto l'11 ottobre è fissata un'assemblea del coordinamento insegnanti, genitori e studenti in difesa della scuola pubblica alle 17.30 all'Itc Carrara.  «Gli obiettivi della nostra mobilitazione - spiega il Coordinamento - si riepilogano nell'opposizione ai tagli mascherati da riforma che il governo Berlusconi sta compiendo e nella tutela della scuola pubblica intesa come bene comune, indispensabile alla vita delle nostre comunità. Chiediamo il ritiro dei tagli di posti di lavoro, materie e ore di scuola; l'assunzione stabile dei precari e contro il loro licenziamento di massa; un massiccio investimento nell'istruzione, almeno ai livelli medi europei; contro la scuola miseria; il ritiro della riforma dalla materna alle superiori; l'opposizione all'aumento del numero di alunni per classe; lo sblocco integrale degli scatti di anzianità e dei contratti; il rispetto delle norme sulla sicurezza, con particolare riferimento ai criteri di formazione delle classi; l'attuazione immediata dell'ordinanza del Consiglio di Stato che ha sancito l'illegittimità della riduzione a 32-34 ore dell'orario delle classi seconde, terze e quarte negli istituti tecnici e professionali».  Per quanto riguarda gli insegnanti viene ribadita la validità di tutte le forme di lotta prospettate nelle assemblee sindacali (non copertura delle assenze, blocco delle gite, non accettazione degli incarichi aggiuntivi), con l'importanza che gli insegnanti aderiscano ad uno dei due scioperi indetti dalla Cgil oggi 8 ottobre e dai Cobas il 15.  E già si parla di una grande manifestazione cittadina il 30 ottobre.  Per ora non c'è nulla di sicuro.  Certo è che tra domani e lunedì i passi da seguire saranno molto più chiari.  Intanto domani, dalle 15, in piazza Cittadella Italia dei Valori sarà presente con un proprio gazebo contro «lo sfascio della cultura e dell'istruzione portato avanti dal governo Berlusconi».  I simpatizzanti Idv daranno vita anche ad uno spettacolo teatrale in strada con lo strappo simbolico di alcuni libri e il loro incendio sulla falsariga del romanzo Fahrenheit 451.  «In Italia per fortuna non siamo ancora arrivati al reato di lettura come si racconta in Fahrenheit 451 - dice Lara Fiorini, segretaria provinciale di Italia dei Valori - ma che l'istruzione sia sempre più destinata ad una piccola elite e che l'unico modo che i cittadini hanno di essere informati ed istruiti è quello dell'uso della televisione, con tutto ciò che questo comporta, è purtroppo il rischio che stiamo correndo con questo governo che taglia sempre più i fondi alla scuola pubblica, che licenzia gli insegnanti e che non investe a sufficienza sulle strutture e sulla ricerca». Ormai da anni, aggiunge l'Idv, i settori della cultura e dell'istruzione sono vittime di politiche che «tendono esclusivamente a sottrarre risorse finanziarie senza prevedere alcun progetto di investimento costruttivo, a tal punto che l'Italia è diventata il fanalino di coda dei Paesi dell'Ocse in relazione alla spesa destinata alla scuola pubblica (penultima in Europa, seguita solo dalla Slovacchia).  «Gli effetti di queste scelte nefaste sono tangibili nella quotidianità della vita scolastica. L'aumento del numero degli alunni nelle classi, che ormai troppo spesso raggiunge cifre incredibili, oltre a comportare gravi rischi per la sicurezza, implica di fatto l'impossibilità, da parte degli insegnanti, di elaborare percorsi formativi individualizzati con la tragica conseguenza di accrescere il fenomeno della dispersione scolastica».  

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