Gioco
Il comandante delle Fiamme Gialle, Leone
«Abbiamo messo le mani su un sodalizio criminoso che ha provocato gravi danni»
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LUCCA. Quando i militari del nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle, diretti dal colonnello Vito Di Terlizzi, alle prime luci dell'alba hanno suonato al campanello della villa ai Giardini Margherita nel cuore di Bologna si sono stupiti nel vedere un maggiordomo filippino in livrea che chiedeva spiegazioni della loro presenza lì. Eppure il padrone di casa di quella lussuosa dimora era un personaggio già noto alle cronache: Riccardo Pieraccini, 51 anni, origini pistoiesi, finito dietro le sbarre il 17 gennaio 2003 per una colossale bancarotta. Già, lo stesso reato per cui ieri mattina è tornato in carcere. Allora - assieme ad altre 7 persone, tra cui un ex affiliato del clan di Felice Maniero allora il boss della Mala del Brenta - per le fiamme gialle comprava imprese in crisi nel settore dell'abbigliamento, le trasformava, le svuotava di tutti i beni per poi abbandonarle al fallimento. In un anno in mezzo la gang di cui faceva parte con un ruolo di comando riuscì a mettere a segno 13 imprese nel Veneto, in Friuli e nelle Marche. In quel periodo abitava in un bellissimo appartamento in via delle Rose e sette anni dopo nonostante i guai giudiziari il suo tenore di vita è decisamente migliorato. Nonostante all'epoca fosse accusato di una serie di bancarotte fraudolente e vari reati societari e tributari per un guadagno illecito stimato in 25 milioni di euro parte dei quali, stando agli inquirenti, trasferiti in Svizzera. E anche in quella circostanza 260 dipendenti delle società fatte fallire persero il lavoro. «Siamo convinti - dice il colonnello Antonio Leone, comandante del Gruppo della Guardia di Finanza - di aver messo le mani su un sodalizio criminoso che ha provocato danni all'economia e all'occupazione e che, senza il nostro tempestivo intervento sotto l'egida della procura, avrebbe potuto provocare disastri ancora maggiori. Personaggi che agivano in modo spregiudicato sulla pelle di imprese e lavoratori che hanno pagato questa situazione a caro prezzo. Credo che vi siano pochi esempi di arresti per bancarotta nell'anno stesso in cui c'è stata la declaratoria fallimentare del tribunale. L'indagine prosegue perchè siamo convinti che vi possa essere uno o più registi occulto dietro agli pseudo consulenti capaci di indirizzare l'organizzazione verso le aziende in momentanea difficoltà, ma ancora solide dal punto di vista economico». L.T.
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