Trasporti
GLI INFERMIERI
«Il sovraffollamento? Anche col monoblocco»
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Infermieri al lavoro in una delle stanze di osservazione 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Con l'ospedale monoblocco il problema del sovraffollamento e dei tempi di attesa al pronto soccorso sarà solo in parte risolto. Ne è convinta Patrizia Sodini, caposala del Dipartimento cardio respiratorio di cui il pronto soccorso fa parte. «Il nuovo ospedale andrà bene - dice - se funzionerà l'assistenza territoriale, medici di base e distretti, che dovranno gestire l'attività ordinaria. Altrimenti i problemi saranno gli stessi di oggi». Problemi che, a giudizio del personale infermieristico, intanto sono stati ridimensionati con l'attivazione del front-office. Per il caposala Sauro Franceschini, infatti, la creazione del punto accoglienza, con la presenza di un operatore sanitario dalle 8 a mezzanotte, ha fatto funzionare meglio il pronto soccorso e ha ridotto i tempi di attesa. «I familiari e i pazienti - dice Franceschini - hanno bisogno di essere informati. Tra quello che succede dentro e la sala d'aspetto esterna c'è un muro che oggi non è più invalicabile, perché l'operatore sanitario fa da trait d'union. E' una figura fondamentale, importantissima nella gestione dell'ansia e dello stress, inevitabili in situazioni come quelle che si vivono al pronto soccorso. Quando il front office non era ancora in funzione, era tutto più problematico, per noi e per gli utenti. Ha fatto bene la Regione Toscana a investire in quest'ottica, che sarà centrale anche con il nuovo monoblocco». Lo conferma l'infermiera Barbara Galletti: «Con un sovraffollamento che cresce di anno in anno, è stato utilissimo essere affiancati dagli operatori sanitari. Il lavoro al triage si è alleggerito e velocizzato, con una riduzione dei tempi di attesa». E loro, gli operatori sanitari, come affrontano questo ruolo impegnativo? «Bisogna avere mille occhi - racconta Rita Giorgi, che si alterna con altri tre colleghi al punto accoglienza - e tanta comprensione. Familiari e pazienti vogliono essere considerati e noi dobbiamo far capire loro che ci siamo, ci prendiamo cura di loro. In qualche modo la nostra è una presenza rassicurante». Dalla sua esperienza e da quella della collega Sandra Venturi, dopo un anno di front-office, è emerso, poi, che ad essere più aggressivi ed esigenti, in genere, sono i pazienti non gravi e i loro familiari. «Al contrario - concludono Giorgi e Venturi - chi soffre è molto più gentile e paziente». (p.t.)
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