Il Tirreno

Lucca

Al pronto soccorso sfiniti dall'attesa

Paola Taddeucci
Un paziente in attesa di essere visitato e il primario Marco Rossi (Vip)
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Un paziente in attesa di essere visitato e il primario Marco Rossi (Vip)

Utenti soddisfatti di accoglienza e cure, ma i tempi sono troppo lunghi

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 LUCCA. Utenti e pazienti promuovono in parte il pronto soccorso dell'ospedale Campo di Marte. Si dicono soddisfatti, infatti, dell'accoglienza e delle cure ricevute per se o per i loro cari, ma si lamentano del tempo di attesa. A quasi tutti sembra troppo, anche se chi ha problemi di poco conto, in genere, viene visitato e dimesso nell'arco di due ore. Tempo che si allunga, però, e può arrivare fino a 4 e a volte 6 ore, se capita un'emergenza.  Che ovviamente obbliga medici e infermieri del pronto soccorso a rimandare le visite in corso e a concentrarsi su chi ha più bisogno ed è in pericolo di vita, oppure se ritarda la risposta degli esami di radiologia o di laboratorio.  Situazioni che si verificano frequentemente, come abbiamo potuto constatare nel corso della mattinata passata al pronto soccorso.  Alle 10,30 e alle 12,30 di quel giorno, infatti, sono arrivati due codici rossi, che hanno tenuto impegnati gli operatori per un po' di tempo.  Se fino a quei momenti, in entrambi i casi, le visite erano andate avanti in modo spedito, nelle due ore successive, invece, si sono rallentate. Soprattutto dalle 12,30 alle 14,30.  Giuseppe Cascini, 38 anni, impiegato di San Concordio e nessun problema a fornire l'identità al contrario di tutti gli altri intervistati, ha avuto fortuna. Arrivato alle 11,30, a mezzogiorno e mezzo era già fuori, visitato e dimesso. Il suo colore codice? Azzurro, quindi niente di grave. «Ho aspettato solo poco più di mezz'ora - racconta - dal momento dell'accettazione alla visita. Ho trovato cordialità, professionalità e velocità, non solamente questa volta, ma anche l'altra quando ci ho portato mio fratello».  Meno fortunato, invece, un 38enne italo argentino, da dieci anni residente a Lucca dove ha moglie e figli. Anche lui codice azzurro. «Sono venuto qui ieri sera - dice - verso le 7, ma ho aspettato fino alle 9,30 senza essere chiamato e così sono tornato stamani. Non ho niente di grave e so che devo attendere, per questo mi sono portato il nuovo cellulare da sistemare. C'è da aspettare tanto, so che hanno da fare. Ma dovrebbe essere più veloce, forse manca il personale?».  Lamentele per l'attesa anche da parte di una signora lucchese che ha accompagnato la madre 70enne per accertamenti cardiologici. Ha una richiesta d'urgenza prescritta dal medico curante. Codice verde, dunque. E' arrivata, però, nel pieno delle emergenze. «Vedo sul display che è in corso un codice rosso - dice -, ma non è che si è inceppato, perché sono due ore che non cambia? Sa, qui fuori il tempo sembra non passare mai, l'ansia dell'attesa fa apparire tutto più lungo. Dentro, poi, funziona tutto bene».  In codice verde anche un laureato, 48 anni, che si è già rivolto in passato al pronto soccorso. «Allora aspettai meno - racconta -, ma non importa. C'è un'emergenza, quindi è giusto così. Non guardo il tempo che passa perché io posso attendere, chi è in pericolo di vita no».  Ben disposto, nonostante l'ansia per la moglie in visita, un pensionato di S. Macario in Monte. «Purtroppo - dice - abbiamo dovuto ricorrere varie volte al pronto soccorso per i problemi al cuore di mia moglie, ma abbiamo sempre trovato una buonissima accoglienza e assistenza, senza aspettare mai tanto. E ora mi sembra ulteriormente migliorato: per esempio è piacevole avere la tv nella sala di aspetto. Così ci si distrae un po' dalle preoccupazioni».  Concentrata sulla sua mano gonfia e dolorante, invece, una giovane rumena che non guarda né tv né giornali, ma ha l'occhio solo al monitor perché spera di essere chiamata prima possibile. Aspetta da un'ora e mezzo. «Mi sembra tanto tempo - dice - perché la mano mi fa male, vorrei finire presto».

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