Il Tirreno

Lucca

Sconvolti i residenti della zona della sparatoria per l’assalto all’ufficio postale

Pensavamo ai cacciatori

Barbara Antoni   Luca Tronchetti
Il capitano Manca sul luogo del delitto
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Il capitano Manca sul luogo del delitto

«Tre colpi in successione, poi la gente che correva»

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 LUCCA. Amin, dodici anni, si prepara per andare a scuola. Sente uno, due, tre colpi di arma da fuoco in rapida successione. Chiama mamma Fatima, che si affaccenda per andare al lavoro. Fatima gli risponde: «Saranno i cacciatori, la stagione è cominciata». «Poveri uccellini», esclama Amin.  Invece all'ufficio postale dietro casa di Amin, situata sull'angolo fra via Roma e la piazzetta lungo la quale ferma il treno, alla fine dei tre colpi c'è un uomo che cade a terra, morto. Pochi istanti prima era iniziata una rapina, tre malviventi arrivati a bordo di una Panda, due erano entrati nell'ufficio postale; uno era uscito quando aveva visto il vigilantes arrivare con la valigetta dei soldi, c'era stata una sparatoria e uno dei due (il bandito) era stato colpito a morte.  Ma tutto questo Amin lo ha saputo solo quando è tornato da scuola, glielo ha detto mamma Fatima e lui si è eccitato. «Come - si domanda incredulo - se è successo tutto questo, allora faranno vedere Borgo a Mozzano anche al tiggì nazionale».  Mamma Fatima gli sorride ma è preoccupata: «In questo posto non accade mai niente - dice -. La vita scorre normale, tutti i giorni in tutta semplicità. Con i vicini siamo come una famiglia, i bambini giocano fuori da soli senza alcun problema. Negli ultimi giorni invece è successo di tutto». E scuote la testa.  Anche nei piccoli centri la sicurezza non è più quella di prima. È il rammarico anche della signora (preferisce non dire il nome) che abita nel palazzo sul lato dell'ufficio postale che guarda l'uscita dal borgo.  «Sono turbata - racconta la donna dal terrazzo di casa sua -. Stamani verso le otto ho sentito i colpi. Il primo moto è stato quello di affacciarmi al balcone. Ho visto persone che correvano e un uomo disteso per terra. Le forze dell'ordine ci hanno detto di stare in casa, di non uscire, e così io ho fatto. Ma per tutta la mattina, dalla mia finestra ho dovuto vedere il terribile spettacolo di quel corpo disteso».  Ma in genere, per la maggior parte delle persone residenti nei dintorni dell'ufficio postale, ha pensato - sentendo i colpi sibilare nell'aria ieri mattina alle otto - che fossero davvero gli spari di cacciatori avventati, che sparavano così vicini alle abitazioni.  Come il signor Nicola Lanzillotta, che abita in un appartamento al terzo piano nella piazzetta sul lato dell'ufficio postale che guarda il centro storico. «Abbiamo sentito tre spari in successione - è anche il suo racconto -. Ci siamo subito affacciati e abbiamo visto tante persone che correvano verso il centro storico. Abbiamo pensato che questo non fosse un fatto collegato all'ufficio postale, che non si vede dal nostro terrazzo perché ci sono gli alberi alti a ostruire la vista. Abbiamo pensato invece ai cacciatori. Visto quello che è successo, alla fine non ci siamo resi conto di niente, non abbiamo nemmeno avuto il tempo di avere paura».  Ha pensato ai cacciatori anche Piero Giusti, volontario della Misericordia, la cui sede si trova a poche decine di metri dalle poste.  «Ero con alcune persone quando ho sentito i colpi, così vicini - ricostruisce il volontario Giusti -. Mi son detto "ma sono matti questi cacciatori?", poi ho visto un gruppo di persone davanti la posta, soprattutto anziani che aspettavano di andare a riscuotere la pensione. Nemmeno loro si erano accorti della rapina e della sparatoria; avevano visto soltanto un'auto fuggire a gran velocità».

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