Proteste
«Date 8 anni a Palmeri»
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Gli arresti dei Bulldog operati dalla questura Struttura paramilitare per colpire i "nemici"
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LUCCA. Venerdì 10 dicembre. Quel giorno sarà pronunciata dal tribunale la sentenza a carico dei Bulldog accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere per una serie di pestaggi ai danni di avversari politici e di violenze all'interno dello stadio Porta Elisa. Ieri la pubblica accusa ha chiesto (come si legge a fianco) 18 condanne. Da un minimo di un anno a un massimo di 8 per quello che a giudizio della Procura è il capo dei Bulldog, il punto di riferimento, il leader indiscusso: Andrea Palmeri. Il pm Fabio Origlio ha chiesto una sola assoluzione. L'accusa non ha dubbi. I Bulldog formavano una struttura di tipo quasi militare, con un gruppo di associati il cui codice d'onore impone la solidarietà tra gli aderenti, l'omertà, l'assidua frequentazione, l'azione violenta e determinata contro i traditori ("gli infami"), le forze dell'ordine, la tifoseria avversaria e i"comunisti". E Palmeri è il "Generalissimo". La mente, l'uomo che non si sporca le mani in azioni cruente, come spedizioni punitive e aggressioni. Ma è lui - questa la convinzione della Procura - a dire cosa si può e non si può fare. Un capo assoluto. Sotto Palmeri, sempre secondo gli inquirenti, il suo vice Andrea Di Vecchio, indicato come il braccio destro di Palmeri, l'esecutore delle sue volontà. C'è poi Daniel Fratello, nei cui confronti gli inquirenti evidenziano una serie di reati in ambito sportivo (invasione di campo, lancio di oggetti) e inerenti la discriminazione razziale. Con Fratello per Palmeri anche Andrea Vanni, definito «idoneo a tirare avanti il gruppo all'interno della curva». Segno di fiducia incondizionata. Poi Luigi Marotta, detto «Gigi la Trottola», delegato alla raccolta dei fondi per gli arrestati. C'è poi Stefano Vannucci, l'intestatario di una Sim utilizzata da Palmeri e sottoposta ad intercettazione telefonica. Sullo stesso piano ci sono poi i vari esecutori degli ordini: da Francesco Preziuso, detto Cicogna, a Giacomo Baroni; da Mirko Santucci a Davide Giovannetti; da Lorenzo Pucci, sino a Francesco Venturini, Alessandro Frediani, Adam Alexander Mossa e Alessandro Bartone. Infine i cinque che avevano ottenuto la misura dell'obbligo della presentazione alla polizia giudiziaria tre volte alla settimana: Gabriele Bianchi (l'unico per il quale è stata chiesta l'assoluzione), Matteo Frangioni detto Brioche, Alberto Del Bianco, Federico Mecca e Junio Valerio Cantini. Alla requisitoria del pm Origlia hanno iniziato a replicare gli avvocati difensori, che chiedono l'assoluzione per i loro assistiti e sostengono che non regge la tesi dell'associazione a delinquere. Prossima udienza il 26 novembre, poi il 10 dicembre la sentenza.
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