La manifestazione
Forza Lucca incalza il sindaco
Ilaria Bonuccelli
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Il gruppo consiliare di Forza Lucca «Deve rimuovere i veti del Pdl sul nostro ingresso in giunta»
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LUCCA. La palla passa al sindaco. A lui spetta il compito (difficile) di convincere il Pdl ad accettare in giunta gli assessori di Forza Lucca per finire la legislatura nel 2012, con un programma condiviso. I tempi sono stretti: una settimana o giù di lì. Se l'accordo non si conclude in questi termini, allora il sindaco e il Pdl - 11 consiglieri su 25 della maggioranza - navigheranno a vista. Fino alla prossima variazione di bilancio (entro fine novembre) quando Forza Lucca non garantirà il proprio voto, come, invece, ha fatto per gli equilibri di bilancio, pochi giorni fa. Il gruppo di Maurizio Dinelli e Giuliana Baudone confida nelle arti di mediazione di Mauro Favilla, anche se il Pdl sembra irremovibile sul veto alla nomina di assessori di Forza Lucca. E ammette solo l'appoggio esterno, per quanto poco gradito al sindaco, contrario a diventare ostaggio delle due fazioni per il resto del mandato. Ma per prendere in considerazione la possibilità di un ingresso in giunta di FL, il Pdl pone una condizione che appare inaccettabile: il gruppo deve sostenere Marco Agnitti come presidente del consiglio comunale, rimangiandosi la sfiducia votata in aula meno di una settimana fa. Con queste premesse, appare davvero complesso il mandato del sindaco che pure si augura «di farcela in una settimana» a rimettere insieme i cocci del Pdl. Del resto, per Giuliana Baudone non ci sono molte alternative «a meno che il Pdl non si sia accorto di aver perso 7 consiglieri e di non avere più la maggioranza, anche contando Udc e altri gruppi». L'alternativa, in realtà, per Forza Lucca ci sarebbe almeno fino a novembre: portare avanti le proprie istanze con mozioni da far passare coi voti dell'opposizione, in modo da condizionare dall'esterno l'attività dell'amministrazione, come già fatto per la tariffa delle mense e la sfiducia ad Agnitti. Al di là delle ragioni dei numeri (che in democrazia contano), FL assicura di voler portare a termine il mandato e di non voler sfiduciare Favilla «messo in difficoltà, semmai, proprio dal Pdl che gli impone di accettare l'appoggio esterno e di non nominare assessori nostri», osserva il vicecapogruppo Roberto Lotti. Che prosegue: «Sembra proprio che il Pdl stia cercando tutti i pretesti per far cadere l'amministrazione e addossare a noi la colpa». Ma FL non vuole la fine della legislatura - insiste Marco Modena, presidente della commissione urbanistica, perché «il commissariamento sarebbe una sconfitta per tutti e dopo diventerebbe difficile ripartire, come ha sperimentato anche Favilla sulla sua pelle». Indispensabile per andare avanti, però, è concordare il programma di fine mandato con il sindaco che poi dovrà fare da mediatore con il Pdl, facendogli digerire l'ingresso di FL in giunta. «In assenza dell'accordo sul programma - ribadisce Dinelli - il gruppo mi ha spinto a rifiutare i posti che ci erano stati offerti (compreso quello da vicesindaco, sembra). Io avevo dato l'ok all'operazione, ma gli altri 6 mi hanno fatto notare che prima volevano capire che cosa avremmo dovuto portare avanti per i prossimi 19-20 mesi di governo». Questa - osserva Giuliana Baudone - è la conferma «che noi non rincorriamo le poltrone, a differenza del Pdl. Rimasto con 11 consiglieri ha ancora 7 assessori e importa perfino da Capannori persone alle quali affidare incarichi: Vanda Cervelli (vicecoordinatore provinciale del partito) è in Sistema ambiente e Valerio Cassettari in Gesam. Il Pdl ha così fame di poltrone che a noi non lascia neppure uno strapuntino». Invece - dice Dinelli - Forza Lucca «vuole posti in giunta e negli enti, perché è una bestemmia pensare che noi concordiamo un programma lasciando poi agli assessori del Pdl il compito di realizzarlo». Questo - conclude Giacomo De Luca - «ci impedirebbe di vedere riconosciuta la nostra dignità personale e politica, indispensabili per arrivare a parlare di programmi. Tutti insieme al sindaco perché il gruppo non è quello di Dinelli, ma di 7 consiglieri che in autonomia hanno scelto di lasciare il Pdl».
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