Attenzione
La crisi blocca ogni progetto
Città alla paralisi Favilla è al bivio
Marco Innocenti
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La viabilità esterna è solo la circonvallazione degli anni Trenta; assai più antico è il mercato del Carmine che cade a pezzi dopo almeno trent'anni di progetti mai concretizzati. Le scuole pubbliche sono in condizioni disastrose, la rete fognaria in tante zone della periferia resta un miraggio, come i parcheggi gratuiti per residenti e non. Ci fermiamo qui per non annoiare. A parte qualche realizzazione (Agorà, S. Girolamo, S. Romano) dei mandati Fazzi, dagli anni Settanta la città è ferma, nell'attesa che vadano avanti almeno i progetti Piuss per il centro storico. Al passo con i tempi Lucca è stata soltanto per la colata di cemento che ha cancellato il verde e creato problemi aggiuntivi di servizi e traffico, oltre che di qualità della vita. Prima si è andati avanti di variante in variante, stravolgendo il piano regolatore del 1958 e occupando, ad esempio, ogni tracciato destinato alle strade, oggi coperto da case, negozi e fabbriche. Poi si sono approvati un piano strutturale e, soprattutto, un regolamento urbanistico che hanno dato il definitivo via libera all'assalto dei costruttori. Non solo si è costruito a dismisura, superando anche i già larghi limiti, ma si è lasciato edificare male, stendendo tappeti rossi a chi proponeva grandi complessi e sacrificando le famiglie che vorrebbero recuperare e migliorare l'esistente nel rispetto delle caratteristiche architettoniche e del territorio. L'impressione - anzi, la convinzione - è che negli ultimi anni la politica della città e per la città sia stata dettata dagli interessi dei grandi (e piccoli) gruppi immobiliari e che si sia perduta la cognizione del ben amministrare soprattutto sotto il profilo dei servizi e delle infrastrutture, del rilancio dell'immagine culturale, della tutela del tessuto commerciale di tradizione e del centro storico più in generale in un capoluogo che vive in gran parte di turismo. La doppia crisi delle giunte Fazzi (2006) prima e Favilla ora è indubbiamente frutto di scelte politiche che, tenendo conto degli interessi dei poteri forti, non potevano non portare a resistenze e contestazioni anche all'interno delle stesse maggioranze. Certo, si sono aggiunte guerre assai meno nobili per poltrone e prebende, ma è chiaro che l'insoddisfazione per tante, troppe mancate realizzazioni pungola le forze politiche, almeno alcuni settori, che chiedono giustamente un cambio di passo. Sotto questo aspetto, la crisi di questi giorni ha almeno il vantaggio di costringere a giocare a carte scoperte: Favilla deve dimostrare se vuole ricucire in qualche modo per andare avanti con il passo e la politica di prima o se è davvero disposto a ragionare di un programma di governo che porti alla città qualche risultato concreto nell'anno e mezzo che separa dalle elezioni. Di tutto ha bisogno Lucca, meno che di una giunta destinata a galleggiare tra risse e polemiche ancora per pochi mesi o, peggio, per l'intero mandato.
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