Il dolore
Stop alle supplenze e alle gite
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Docenti ieri in assembleaSciopero bianco contro i tagli di posti e risorse per le scuole
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LUCCA. Niente gite scolastiche. Né progetti didattici aggiuntivi. Stop anche alle supplenze interne tra docenti e a tutte le attività che per gli insegnanti non sono obbligatorie. Una sorta di sciopero bianco: fare lo stretto necessario. E farlo bene. Ma niente di più, eliminando dai propri impegni tutte le attività aggiuntive all'insegnamento. È questa la risposta dei docenti nelle varie scuole lucchesi ai tagli governativi, al licenziamento in blocco di tanti precari (professori, bidelli, segretari e tecnici), alla mancanza di fondi per svolgere la regolare attività didattica e all'aumento dell'età pensionabile. Così all'Isi "Machiavelli" (liceo classico, socio psico pedagogico e delle scienze sociali) e all'Itc "Carrara". E sono stati i docenti stessi a decidere attraverso assemblee sindacali che hanno visto approvazioni quasi all'unanimità. Una protesta costante, che sa anche di solidarietà nei confronti dei docenti precari tagliati fuori dal posto di lavoro. Senza possibilità, almeno per i prossimi anni, di veder migliorare la situazione. Quindi niente più consenso per le cattedre superiori alle diciotto ore, niente supplenze o straordinari, niente gite o visite guidate e niente più disponibilità per le attività di coordinatore di classe e di segretario dei circoli di classe. «Inoltre procederemo - spiegano gli insegnanti, - ad una drastica semplificazione dei verbali delle riunioni e della modulistica per ridurre gli intralci burocratici. Bloccheremo i progetti e non ci accolleremo la responsabilità dei laboratori». Con una particolarità all'Itc Carrara. Qui infatti l'assemblea, in riferimento alla contrattazione di istituto e considerando il taglio degli stipendi di tutti i docenti e Ata, determinato dal blocco degli scatti e dei contratti, ha deciso di prevedere la distribuzione di tutti i fondi disponibili per incrementare lo stanziamento per la flessibilità dei docenti e per l'intensificazione dei bidelli. E di modificare il contratto di istituto sulla flessibilità, in modo da distribuire i relativi importi a tutti i docenti. «Ci rendiamo conto - spiegano gli insegnanti - delle problematiche connesse a queste forme di mobilitazione, ma le consideriamo indispensabili di fronte alla drammaticità del processo in atto, tendente alla dequalificazione della scuola pubblica e al potenziamento di quella privata. Siamo consapevoli dei disagi per genitori e studenti, ma questa lotta è tesa ad un obiettivo comune: salvare la scuola pubblica». Come insegnanti. Bidelli. Genitori. Studenti. E come cittadini.
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