Il Tirreno

Lucca

Governo di "garanzia" fino a primavera

Sichi (Rc) e Tambellini in consiglio comunale (foto Vip)
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Sichi (Rc) e Tambellini in consiglio comunale (foto Vip)

Proposta della sinistra. «Ma il presidente del consiglio comunale deve essere di opposizione»

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LUCCA. Appoggio "tecnico" fino a primavera. La sinistra è pronta a resistere ancora qualche mese a palazzo Santini, senza spingere sulla crisi, a tre condizioni: il centrodestra deve confrontarsi con la minoranza per le pratiche da portare in aula, deve essere eletto un presidente del consiglio comunale «di garanzia», espressione dell'opposizione (Pd, Rc o Governare Lucca) e a gennaio via alla fase elettorale. Se il centrodestra è davvero interessato a portare avanti alcuni progetti come il recupero dello stadio o la riqualificazione del mercato del Carmine - osserva Antonio Sichi, capogruppo di Rc - deve accettare questa proposta che avrebbe lo scopo «di arrivare alle elezioni di primavera senza costringere la città a subire un nuovo periodo di commissariamento», il secondo in pochi anni, dopo la crisi che fece cadere la seconda giunta Fazzi. In ogni caso, rincara il capogruppo del Pd, Alessandro Tambellini, «l'obiettivo del centrosinistra è di far finire quanto prima questa esperienza amministrativa, senza alleanze strane». Non a caso, Sichi ribadisce che il «governo di garanzia» dovrebbe durare fino a Natale: «Se l'amministrazione comunale vuole portare avanti alcuni progetti importanti della città, finalizzati soprattutto a riportare la legalità nel settore urbanistica - precisa il capogruppo di Rc - ci deve essere massima condivisione sulla programmazione. Altrimenti ci ritroveremmo nella stessa palude ingovernabile di ora. Del resto, nessuno in questo momento ha la forza e i numeri per portare avanti una qualsiasi pratica. Perciò se il centrodestra vuole davvero concludere qualche cosa deve scendere a patti con noi». Anche perché - prosegue Tambellini - i problemi «veri di Mauro Favilla non sono causati certo da Forza Lucca, quanto dal suo partito, il Pdl, che lo ha preso in ostaggio. Imponendogli l'appoggio esterno di Forza Lucca e vietandogli di dare assessorati al gruppo di Maurizio Dinelli, di fatto il Pdl ha esautorato il sindaco. Gli ha tolto i poteri che gli appartengono per legge. Per questo a mio avviso Favilla farebbe bene a dimettersi. Dovrebbe consegnare le chiavi del municipio al Pdl e invitarlo a governare nella situazione che ha creato».  In sostanza, secondo Tambellini in questo momento il sindaco non ci sta a fare nulla a palazzo Orsetti, non potendo neppure nominare un assessore per risolvere una crisi amministrativa. Su questo veto, il Pdl è irremovibile. Lo ha comunicato a Favilla nella riunione di mercoledì sera e lo ribadisce anche il capogruppo del partito, Lido Fava: «Noi cerchiamo di portare avanti questa amministrazione solo per senso di responsabilità, per poter concludere alcune operazioni avviate che sono di grande importanza per la città. Ma la condizione per andare avanti è che Forza Lucca dia l'appoggio esterno, senza pretendere assessori che non avrà». In sostanza, per Fava il gruppo di Dinelli deve garantire un appoggio esterno incondizionato. Deve accettare il programma di fine mandato che verrà definito e votare tutte le pratiche, senza pretendere assessori. Proprio il contrario di quello che Dinelli vuole fare: il capogruppo di FL, infatti, ha annunciato che se sottoscriverà il programma di fine mandato, il gruppo pretenderà posti in giunta e negli enti. Se non ci saranno, allora scatterà il voto pratica per pratica, senza garanzia di approvazione. Posizione che non piace a Fava che avverte: «I consiglieri di Forza Lucca farebbero meglio a fare i bravi. A garantire l'appoggio esterno a Favilla e basta». Perché al primo "sgarro" - un voto contrario a una pratica voluta dalla maggioranza - scoppia la crisi. «E la colpa delle elezioni anticipate sarebbe solo di Dinelli e dei suoi».

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