Attenzione
Da rifare le regole sui locali
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Giovani davanti ai locali e Tambellini Il Pd chiede una revisione che tuteli pubblici esercizi e cittadini
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LUCCA. Non regge e va rivisto il regolamento dei pubblici esercizi. Lo sostiene Alessandro Tambellini, anche alla luce della sentenza del Consiglio di Stato che assolve i gestori dei locali dal compito di sceriffi per il comportamento delle persone servite pure quando escono dall'esercizio. È polemica dopo il verdetto che sconfessa le contestate decisioni dell'amministrazione comunale. Alcuni operatori, come Luciano Del Corso, titolare del ristorante Miranda in via della Cavallerizza, chiedono ad esempio al Comune che chiarisca chi è il responsabile e che non risolva la questione con ulteriori restrizioni che penalizzerebbero le attività e farebbero definitivamente morire il centro storico. Di tutt'altro avviso è invece il comitato Vivere il Centro storico, che teme ulteriori guai per la quiete pubblica e invita il Comune a ridurre subito l'orario di apertura: «Meglio sarebbe stato se la giurisprudenza fosse stata "ospitata" nel regolamento comunale, ma visto che da ora in poi i residenti nelle zone tartassate dall'elevato inquinamento acustico provocato dai clienti dei locali notturni potranno contare su uno strumento in meno, sarebbe il caso che l'amministrazione comunale, anche al fine di ridurre i casi di lite legale, provvedesse subito a ridurre di un ora l'orario di apertura notturna dei pubblici esercizi». Intanto Tambellini ricorda che in occasione della discussione del regolamento che regola le attività dei pubblici esercizi il Pd mise in evidenza «le numerose carenze del documento, alcune chiaramente determinate da illogicità, come l'idea che il gestore di un esercizio pubblico debba anche vigilare sul comportamento tenuto dagli avventori nello spazio al di fuori del locale e delle sue pertinenze; altre, ispirate da un'impostazione politica del tutto impropria, come il provvedimento che ritiene di poter difendere la dignità del centro storico negando l'apertura di locali "etnici": una norma, quest'ultima che ci è valsa l'interesse critico (e stupito) dei media di mezzo mondo, dalla Crozia, fino all'Australia e alla Corea del Sud». Per il capogruppo, il fatto grave è che in più occasioni, dopo l'approvazione del regolamento nel 2009, e l'ultima volta circa tre mesi fa, non sia stata presa in considerazione la richiesta «di modificare le incongruenze e i difetti di quel contesto normativo mal riuscito. Sempre inascoltati, ovviamente, da un'amministrazione impegnata a pensare ad altro che alle esigenze della sua cittadinanza. Ora che l'assessore Candelise si trova di fronte ad una sentenza definitiva che affossa una parte determinate del regolamento, dopo un iter giudiziario coltivato sino al grado massimo di giudizio, e di certo non senza oneri per il Comune, si renderà conto che quel che ha costruito nel 2009 non regge. Ora forse accetterà di tornare sui suoi passi, verso la direzione che nella discussione indicammo oltre un anno e mezzo fa. Sempre che questa amministrazione, che non è riuscita neppure a trovare i consensi per approvare il regolamento di polizia mortuaria, riesca a costruire attorno a sé il sostegno per proporre e approvare qualcosa di utile».
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