Il Tirreno

Lucca

«No al compostaggio vicino agli alloggi di Casa del Lupo»

Arianna Bottari
Annunziata De Cristoforo
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Annunziata De Cristoforo

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 CAPANNORI. No all'impianto di compostaggio a Casa del Lupo. Lo dicono le sei famiglie che vivono nel complesso residenziale ex "General Paper", in via del Frizzone, una manciata di casette prefabbricate abitate da una quarantina di anni e ora strette nella morsa di depuratore, autostrada e cartiere. «Paghiamo le tasse come tutti gli altri capannoresi e abbiamo diritto a dire no all'impianto a pochi passi da casa».  Il residente più giovane ha appena 14 mesi, il più anziano 64 anni. Ogni giorno respirano l'odore nauseabondo che arriva dalle vasche scoperte del depuratore di Casa del Lupo, o quello che si sprigiona dalle cartiere lontane solo pochi metri. Per non parlare dell'inquinamento acustico e dello smog della vicinissima autostrada, che confina proprio con la proprietà.  Ora anche lo spettro dell'impianto di compostaggio. I portavoce della protesta sono Rita Passani, che lì abita da quasi 40 anni, Barbara Vaccaro e Annunziata De Cristoforo. Rappresentano le famiglie che abitano nel complesso residenziale.  «Non siamo emarginati, né casi limite. Le nostre non saranno ville, ma sono case accatastate, ben tenute e curate e sulle quali paghiamo le tasse, come ogni altro cittadino di Capannori». La memoria storica è Rita Passani, che è anche la più agguerrita quando sente parlare di una possibile localizzazione a Casa del Lupo dell'impianto di compostaggio. Vive in via del Frizzone da decenni, da quando il complesso è stato costruito per i lavoratori della "General Paper", la prima cartiera della zona (produceva carta paglia). «Già viviamo in una situazione al limite del sopportabile - sottolinea -. Perché realizzare a pochi metri da qui un altro progetto che porterà più traffico e inquinamento? Noi non valiamo quanto gli altri capannoresi?».  Rincarano la dose Barbara Vaccaro e Annunziata De Cristoforo. «Pensiamo soprattutto ai nostri bambini, che qui passano ore e ore. Non vogliamo che le nostre condizioni peggiorino. Siamo sei famiglie qui, con almeno tre persone a famiglia. Eppure sembra che nessuno ci consideri come tali e che, anzi, ci si dimentichi di noi persino sulle mappe a corredo degli studi di fattibilità, ma noi non siamo fantasmi».  A raccogliere la protesta è l'ex consigliere comunale Liano Picchi. «Si dice che l'impianto non può essere fatto alla Lista perché ci sono case a 200 metri. Stessa situazione a Salanetti. Queste persone che cosa hanno di diverso?».

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